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Aprile 2007
Rubare l'acqua per creare la sete
Coca-cola, Pepsi e la politica della sicurezza alimentare
di Vandana Shiva
In una democrazia, bandire prodotti e attivita' dannose e' un'espressione della liberta' e dei diritti dei cittadini. La messa al bando protegge i cittadini dai rischi per la salute e per l'ambiente. E' per questo che il fumo e' stato vietato nei luoghi pubblici. E' per questo che le sostanze dannose per l'ozono sono state proibite dal Protocollo di Montreal. E' per questo che la Convenzione di Basilea ha bandito il commercio di rifiuti tossici e pericolosi.
La Coca Cola e la Pepsi sono entrate senza dubbio a far parte del gruppo dei prodotti tossici e dannosi che e' necessario bandire per proteggere la salute dei cittadini e per proteggere l'ambiente. Il 22 agosto la campagna "Coca Cola e Pepsi lasciate l'India" ha intensificato l'attivita' per bandire Coca Cola e Pepsi con una giornata di azioni. Il Kerala ha bandito le coca cole. Il Karnataka, il Madhya Pradesh, il Gujarat, il Rajastan hanno vietato le bevande analcoliche dalle istituzioni educative e dalle mense del governo. E "zone libere da Coca Cola e Pepsi" si stanno diffondendo in tutto il Paese.
Rubare l'acqua, creare sete.
Ci sono serie ragioni ambientali e umanitarie per vietare la produzione di bevande analcoliche in India. Ogni stabilimento di Coca Cola e Pepsi estrae 1-2 milioni di litri d'acqua al giorno. Se ogni stabilimento estrae 1-2 milioni di litri d'acqua al giorno e ci sono 90 stabilimenti, l'estrazione giornaliera va dai 90 ai 180 milioni di litri. Questo potrebbe soddisfare il fabbisogno giornaliero di acqua potabile di milioni di persone. Ogni litro di queste bevande distrugge ed inquina 10 litri d'acqua. E si e' scoperto che le acque di scolo cosi' prodotte contengono alti livelli di cadmio e piombo (Pollution Control Board, Kerala, Hazard Centre).
Una prolungata esposizione al cadmio puo' potenzialmente avere effetti quali disfunzioni renali, danni alle ossa, al fegato e al sangue. Il piombo colpisce il sistema nervoso centrale, i reni, il sangue e il sistema cardio-vascolare. Le donne di un piccolo villaggio del Kerala sono riuscite a far chiudere uno stabilimento della Coca Cola. "Quando bevete una coca, bevete il sangue della gente", ha detto Mylamma, la donna che ha dato inizio al movimento contro la Coca Cola a Plachimada. Lo stabilimento della Coca Cola di Plachimada nel marzo 2002 ricevette una commessa per la produzione di 1.224.000 bottiglie di prodotti Coca Cola al giorno e ricevette dal panchayat una licenza condizionata per installare una pompa a motore per l'acqua. Ad ogni modo, la compagnia comincio' ad estrarre illegalmente milioni di litri di acqua pulita. Secondo la gente del posto, la Coca Cola estraeva 1,5 milioni di litri d'acqua al giorno. Il livello dell'acqua comincio' a calare, passando da 150 a 500 piedi sotto la superficie terrestre. Membri delle tribu' e contadini si lamentarono che i depositi e le scorte d'acqua risentivano negativamente dell'installazione indiscriminata di pozzi per lo sfruttamento delle falde freatiche, con gravi conseguenze per le coltivazioni. I pozzi minacciavano anche le fonti tradizionali di acqua potabile, gli stagni, i serbatoi, i fiumi e i canali navigabili. Quando la compagnia non riusci' a soddisfare la richiesta di informazioni dettagliate da parte del panchayat, fu notificato un avviso che la invitava a provare il proprio diritto, e la licenza fu cancellata. La Coca Cola cerco' invano di corrompere il presidente del panchayat, A. Krishnan, con 300 milioni di rupie. La Coca Cola non solo rubava l'acqua della comunita' locale, ma inquinava anche quella che non prendeva. La compagnia depositava materiali di scarto all'esterno dello stabilimento, materiali che durante la stagione delle piogge si propagavano nelle risaie, nei canali e nei pozzi, causando gravi rischi per la salute. In seguito a questo scarico, 260 pozzi creati dalle autorita' pubbliche per l'approvvigionamento di acqua potabile e per l'agricoltura si sono prosciugati. La Coca Cola inoltre pompava le acque di scarico nei pozzi asciutti all'interno della proprieta' della compagnia. Nel 2003 l'ufficiale medico del distretto informo' la gente di Plachimada che la loro acqua non era adatta ad essere bevuta. Le donne, che gia' sapevano che la loro acqua era tossica, dovevano fare chilometri per procurarsi l'acqua. La Coca Cola aveva provocato una carenza idrica in una regione ricca d'acqua scaricando acque di scolo contenenti grandi quantita' di piombo, cromo e cadmio.
Le donne di Plachimada non avevano intenzione di permettere di questa pirateria idrica. Nel 2002 cominciarono un dharna (sit-in) ai cancelli della Coca Cola. Per festeggiare il primo anniversario della loro agitazione mi unii a loro nella Giornata della Terra del 2003. Il 21 settembre 2003 una grossa manifestazione consegno' un ultimatum alla Coca Cola. E nel gennaio 2004 la Conferenza Mondiale per l'Acqua porto' attivisti globali a Plachimada per sostenere gli attivisti locali. Un movimento iniziato da donne adhivasi locali aveva messo in moto un'ondata di energia a loro sostegno a livello nazionale e globale. Oggi lo stabilimento e' chiuso e movimenti sono iniziati in altri stabilimenti. I giganti della Coca Cola stanno aggravando la crisi idrica gia' conosciuta dalle popolazioni delle aree rurali.
Ci sono un solo criterio e una sola misura nel problema dell'uso dell'acqua: il diritto fondamentale di ogni uomo ad acqua pulita, sana e adeguata non puo' essere violato. E la Coca Cola e la Pepsi stanno violando questo diritto. E' per questo che la loro estrazione di milioni di litri d'acqua dev'essere vietata. Nel caso di Plachimada l'Alta Corte del Kerala aveva stabilito "che le falde sotterranee appartengono alla popolazione. Lo Stato e le sue istituzioni dovrebbero fungere da amministratori di questo grande bene. Lo Stato ha il dovere di proteggere le falde da un eccessivo sfruttamento e l'inattivita' dello Stato a questo proposito equivale ad una violazione del diritto della gente alla vita, garantito dall'art. 21 della Costituzione dell'India. Le falde freatiche, sotto la terra dell'imputato, non gli appartengono. Le falde appartengono al pubblico e il secondo imputato non ha nessun diritto di reclamare una forte partecipazione e il Governo non ha il potere per permettere ad un privato di estrarre una tale quantita' di acque sotterranee, che sono una proprieta' che gli e' stata affidata. Questo principio dell'acqua come un bene pubblico e' cio' che ha condotto al divieto di estrazione dell'acqua a Plachimada. E' il principio che il 20 gennaio 2005 ha portato le comunita' locali in 55 stabilimenti di Coca Cola e Pepsi per notificare alle aziende che stavano rubando una risorsa comune.
Rubare la salute, creare malattia.
La lotta contro la Coca Cola e' anche una lotta per la salute. Residui di pesticidi sono stati trovati nella Coca Cola e nella Pepsi. Comunque le bevande analcoliche sono pericolose anche senza pesticidi. Le bevande analcoliche non hanno nessun valore nutrizionale in confronto alle nostre bevande locali, quali nimbu pani, lassi, panna, sattu. Con le loro campagne pubblicitarie aggressive i giganti delle bevande analcoliche sono riusciti a far vergognare i giovani indiani della nostra cultura gastronomica locale, nonostante i suoi valori nutrizionali e la sua sicurezza.
Hanno monopolizzato il mercato della sete, acquistando compagnie locali. Ma cio' che vendono Coca Cola e Pepsi e' una brodaglia colorata tossica, con valori anti-nutritivi. Il Ministro della Salute indiano ha chiesto alle star del cinema di non sostenere Coca Cola e Pepsi per via dei rischi rappresentati dallo zucchero contenuto nelle bevande analcoliche, implicate nelle epidemie di obesita' e diabete tra i bambini.
Marion Nestle ha definito le bevande analcoliche delle "porcherie", ricche di calorie ma poco nutrienti. Il Centro per la Scienza e l'Ambiente nell'Interesse Pubblico ha definito le bevande analcoliche "caramelle liquide". Una lattina da 12 once contiene 1,5 once di zucchero.
I giganti delle bevande analcoliche si stanno orientando sempre di piu' sullo Sciroppo di Grano ad Alta Concentrazione di Fruttosio (High Fructose Corn Syrup, HFCS). Il Ministero della Salute non ha ancora affrontato la questione dei rischi per la salute dell'HFCS e dei rischi per la salute dei cibi geneticamente modificati se il grano utilizzato fosse grano geneticamente modificato. Se il Governo vuole che i cittadini usino dolcificanti sicuri dovrebbe bandire l'HFCS ed incoraggiare i produttori di zucchero di canna in India a passare all'agricoltura organica. Il Governo Centrale sta chiaramente fallendo nel proteggere la salute dei cittadini indiani.
Lo zucchero contenuto nelle bevande analcoliche non e' zucchero naturale, saccarosio, bensi' HCFS. Gli stabilimenti per la produzione dello sciroppo di grano hanno cominciato ad essere impiantati in India, e se non vengono stabilite delle regole rigide la dieta indiana potrebbe prendere la via di quella statunitense, dove lo sciroppo di grano ad alta concentrazione di fruttosio provoca resistenza all'insulina. A differenza del saccarosio, il fruttosio non passa attraverso alcune fasi critiche intermedie di collasso, ma viene deviato verso il fegato, dove imita la capacita' dell'insulina di far rilasciare al fegato acidi grassi nel sangue. Degli studi hanno scoperto che le diete a base di fruttosio contengono il 31% in piu' di trigliceridi rispetto alle diete a base di saccarosio. Il fruttosio inoltre riduce il tasso di ossidazione degli acidi grassi. P.A. Mayes, uno scienziato dell'universita' di Londra, e' giunto alla conclusione che l'assunzione prolungata di fruttosio provoca un adattamento dell'enzima che aumenta la lipogenesi, la formazione del grasso, e la formazione di VLDL (colesterolo cattivo), che conducono a trigliceridemia (eccesso di trigliceridi nel sangue), ridotta tolleranza al glucosio, e iperinsulinemia (eccesso di insulina nel sangue). Gli scienziati dell'Universita' della California a Berkley hanno anche confermato che un consumo eccessivo di fruttosio stava deviando la dieta americana verso cambiamenti metabolici che inducono all'accumulo di grasso.
L'India non puo' affrontare gli elevati costi sanitari di una dieta a base di fruttosio, che ha anche altri costi nutrizionali come effetti collaterali. Quando il grano viene utilizzato per produrre sciroppo ad alta concentrazione di fruttosio, ai poveri viene negato un elemento nutritivo basilare. Il 30% del grano viene gia' utilizzato per produrre materia grezza per la produzione industriale di cibo per il bestiame e fruttosio e non viene usato come alimento per l'uomo. Inoltre, la sostituzione di dolcificanti piu' sani derivati dallo zucchero di canna, come il gur e il khandsari, derubano i contadini di guadagni e mezzi di sostentamento. L'impatto dei prodotti della cola sulla catena alimentare e sull'economia e' pertanto molto ampio e non finisce con la bottiglia.
Ad ogni modo, quello che c'e' nella bottiglia non va bene per una dieta sana. E' risaputo che il consumo di bevande analcoliche contribuisce a rovinare i denti, e gli adolescenti che consumano bevande analcoliche mostrano un rischio di fratture ossee 3-4 volte superiore rispetto a quelli che non ne bevono. Le bevande analcoliche stanno diventando la maggiore fonte di caffeina nelle diete dei bambini, visto che ogni lattina da 33 cl contiene circa 45 mg di caffeina. E ci sono altri ingredienti nella brodaglia tossica, un composto antigelo - etilenglicole per ridurre la temperatura di congelamento, acido fosforico per dargli un po' di mordente.
La gente consuma 4 kg di prodotti chimici a testa all'anno, sulla base di 20,6 milioni di tonnellate di prodotti chimici sotto forma di coloranti artificiali, aromi, ecc. (Prashant Bhushan, "Soft drinks - a toxic brew"). Pertanto non e' solo dei pesticidi che dovremmo preoccuparci, ma delle miscele tossiche da cui i giganti della cola stanno rendendo dipendenti i nostri figli. L'altra violazione commessa da Coca Cola e Pepsi e' la violazione del diritto alla salute. L'acido fosforico e il diossido di carbonio rendono le bevande analcoliche fortemente acide, il che spiega come mai siano efficaci come detergenti per il bagno. Non approveremmo mai che i nostri figli bevessero detergente per il bagno, tuttavia le bevande analcoliche, che hanno le stesse proprieta' acide, vengono vendute liberamente. E' a causa di questi rischi che negli Stati Uniti le scuole hanno vietato le bevande analcoliche. E' a causa di questi rischi che 10.000 scuole e college indiani si sono dichiarati "zone libere da Coca Cola e Pepsi". E' a causa di questi rischi che il Governo del Kerala ha bandito le Cole. E' a causa di questi rischi che la mensa del Parlamento Indiano non serve Coca Cola e Pepsi. Ed e' a causa di questi rischi che i rappresentanti della Pepsi hanno ammesso che le loro bevande non sono sicure per i bambini.
Tuttavia, il Governo dell'Unione sta esitando sotto la pressione delle aziende e degli Stati Uniti. Il Ministero della Salute dell'Unione ha messo in discussione uno studio del Centro per la Scienza e l'Ambiente sui residui di pesticidi in Coca Cola e Pepsi, citando testualmente uno studio commissionato dalla Coca Cola. Chiaramente la salute dei cittadini non puo' essere messa nelle mani di un Governo che fissa degli standard arbitrari che garantiscono a Coca Cola e Pepsi la sicurezza per fare profitti enormi, ma che non garantiscono la sicurezza per la salute dei cittadini.
Il Ministero della Salute ha annunciato che entro i primi mesi del 2007 avra' degli standard di sicurezza idonei per Coca Cola e Pepsi. Tuttavia Coca Cola e Pepsi non diventeranno sicure dopo questa data. Ci sono due motivi per cui dipendere solo dalla fissazione di uno standard non e' affidabile per garantire che i cittadini ricevano prodotti sicuri e salutari. In primo luogo, le decisioni centralizzate del Governo possono essere facilmente influenzate dagli interessi aziendali, come abbiamo visto nella risposta del Governo al dibattito in Parlamento. C'e' una scienza aziendale e c'e' una scienza pubblica. In un'epoca in cui sono le aziende a dettar legge, governera' la legge societaria. In secondo luogo, per loro natura gli standard sono riduttivi. Verranno fissati gli standard per i residui di pesticidi basandosi solo sui livelli permessi per ingredienti quali acqua e zucchero, senza badare agli effetti dannosi del prodotto sulla salute della gente e sull'ambiente. Abbiamo bisogno di una sicurezza alimentare olistica, non di standard per una pseudo - sicurezza riduttivi e manipolati che proteggono le corporazioni e non la gente. Le osservazioni dello stesso Ministro della Salute chiariscono che "standard di sicurezza riduttivi non rendono sicure Coca Cola e Pepsi". Mentre dichiarava che i residui di pesticidi erano "entro i limiti di sicurezza" nelle bottiglie testate a Myson e Gujarat, affermava anche che le cola sono porcherie e non erano sicure per la salute. La sicurezza e' piu' di uno standard per residui di pesticidi. E, come abbiamo visto, differenti laboratori danno risultati differenti.
Vietare o meno Coca Cola e Pepsi non puo' e non dovrebbe dipendere solamente da se un particolare laboratorio non trova particolari livelli di residui di particolari pesticidi oltre i limiti permessi nelle bevande analcoliche. I problemi dovuti alla creazione da parte di Coca Cola e Pepsi di una crisi idrica e di una crisi sanitaria sono separatamente ragioni sufficienti per vietarle. Prese insieme, rendono il divieto imperativo. Sono crimini contro la natura e le persone. I crimini vengono determinati dal loro impatto, non dallo "standard" degli strumenti usati per commettere un crimine. Coca Cola e Pepsi sono impegnate a devastare le risorse idriche della terra e stanno lentamente avvelenando i nostri figli. E non c'e' uno standard sicuro per la devastazione. Nessuno "standard sicuro" per un lento omicidio. E' per questo che dobbiamo bandirle dalle nostre vite con azioni da liberi e sovrani cittadini di un'India libera e sovrana.
Un discorso di un Ministro influenzato dai giganti della Cola non li scagiona, come hanno affermato. Devono essere i liberi cittadini indiani a scagionarli. E le popolazioni indiane non hanno scagionato la Coca Cola e la Pepsi. Dobbiamo costruire sull'esempio fornito da Plachimada e dal Kerala per liberare l'India da Coca Cola e Pepsi per proteggere le nostre falde e la salute delle generazioni future.
Dobbiamo resistere ad ogni tentativo di togliere a cittadini e stati i diritti costituzionali di prendere decisioni circa la sicurezza del nostro cibo, come propone il Food Safety Act 2006.
22 febbraio 2007
Si tratta di un malinteso molto comune e largamente diffuso tra gli sventurati clienti poco informati in cerca di assistenza, quello di ritenere che i numeri telefonici che inizino per 1 o 8 corrispondano a servizi gratuiti. In realtà come precisano dall'Anuit, l'Associazione Nazionale Utenti italiani di Telecomunicazioni, "Nella decade 1 sono presenti servizi gratuiti e servizi notevolmente costosi, servizi di emergenza e servizi di informazione, servizi di intrattenimento e servizi di altro tipo", mentre all decade 8 possono corrispondere servizi gratuiti, come i numeri "verdi", servizi che prevedono un costo contenuto per il chiamante, come i numeri verdi ad addebito ripartito e servizi notevolmente costosi. Da diversi anni l'Anuit stessa ha proposto all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di utilizzare per i servizi gratuiti la decade libera 2 per differenziarla da quelli onerosi.Nella decade 8 dovrebbero rimanere solo i numeri verdi ed, eventualmente, quelli che prevedono un solo scatto alla risposta; ciò per salvaguardare servizi conosciuti e standardizzati, come numerazione, a livello internazionale. Recentemente però sempre più servizi di assistenza per i collegamenti ad Internet stanno trasferendo servizi di assistenza ai clienti da numeri verdi, quindi gratuiti per il chiamante, a numeri che comportano alti costi di utilizzo, come gli 892. "In effetti - sostiene il presidente dell'Anuit Antocicco - già oggi, molti operatori, prevedono telefonate gratuite solo se si chiama da una rete fissa; se si usa il cellulare si paga la tariffa dei telefonini." La cosa riguarda da vicino diversi gestori a partire da Tele2 con i numeri 848991022 per la telefonia e 848991099 per Internet, a cui non si applica lo scatto alla risposta e da rete fissa il costo è pari ad un urbana mentre dal mobile si segue il profilo tariffario; proseguendo poi con Telecom (50 cent dal fisso e secondo il profilo tariffario per il mobile), per concludere con Wind a 50 da rete fissa.I consigli dell'Anuit suggeriscono di guardare attentamente le cifre successive alla prima per individuare il malinteso prima di spiacevoli conseguenze in bolletta ed in particolare: se dopo un 8 iniziale ci sono tre zeri allora la telefonata sarà gratuita per noi in quanto a totale carico del ricevente, mentre se gli zeri sono solo 2 allora ci verrà chiesto un parziale contributo. Per i numeri che iniziano con 1 la faccenda è un po' più complessa in quanto, esclusi i numeri di emergenza ce ne sono molti altri (in genere servizi Telecom come l'ex 12) che sono a pagamento.
21 febbraio 2007
Il Governo ha presentato il 19 febbraio il "Nuovo piano sull'efficienza energetica, sulle rinnovabili e sull'eco industria" contenente le misure - presenti e future - con cui l'esecutivo intende perseguire su più larga scala gli obiettivi in materia di sicurezza ed ecocompatibilità. Incrementare la domanda di prodotti ecocompatibili
(fotovoltaico, certificati bianchi, certificati verdi, cogenerazione e
bioedilizia) e sviluppare una forte industria nazionale del settore, questi in sintesi i due principali fronti di lavoro in cui il Governo intende proseguire.
Viene varato così un pacchetto di misure destinate, per usare le parole del presidente del consiglio Romano Prodi, a produrre "un radicale cambiamento dei comportamenti della gente". Entusiasta anche il principale promotore del nuovo piano, il ministro per lo sviluppo economico Pier Luigi Bersani "questo piano ci aiuterà dal lato ambientale ma anche dal lato economico. Credo che con queste misure un certo incoraggiamento alla crescita possa avvenire. L'efficienza energetica è una carta importante per l'ambiente, fa bene al Paese, fa bene alle famiglie che possono risparmiare, fa bene alle attività economiche, alle industrie..."
Il Piano, che prevede un impegno di 2, 2,5 miliardi complessivi, è diviso in 6 punti, tra ammodernamento della produzione e incentivi per l'efficienza energetica, ecco un estratto (punto per punto) del documento di sintesi presentato dal Governo:Incentivi per la riqualificazione degli edifici: viene innalzato dal 36 al 55% la detrazione fiscale per gli interventi che consentono di ridurre le dispersioni termiche; per l'installazione di pannelli solari e per la sostituzione di vecchie caldaie con nuove ad alta
efficienza.Incentivi per la riqualificazione nell'industria: prevista la detrazione fiscale del 20% per l'acquisto e l'installazione di motori elettrici trifasi in bassa tensione ad elevata efficienza con potenza compresa tra 5 e 90 kW sia per nuova installazione sia per la sostituzione di vecchi. Stessa detrazione per l'acquisto e l'installazione di variatori di velocità di motori elettrici con potenze da 7,5 a 90
kW. Questa misura è di particolare importanza perché riqualifica i processi produttivi delle imprese abbassandone i consumi energetici. Si consideri che attualmente i motori elettrici delle industrie, di efficienza molto bassa, assorbono una quantità di energia elettrica pari ad oltre i 2/3 dei consumi elettrici industriali nel loro
complesso.Incentivi per la mobilità sostenibile: prevista la riduzione del carico fiscale per il Gpl (-20%) e incentivi per creare un parco auto ecologico e diminuire l'inquinamento. Ne possono godere chi sostituisce autovetture Euro 0 ed Euro 1 con altre di categoria Euro 4 ed Euro 5 (che emettano non oltre 140 grammi di CO2 al chilometro) ha diritto ad un bonus di 800 Euro e all'esenzione dalla tassa automobilistica per due anni (che diventano tre anni per autovetture di cilindrata inferiore a 1300 cc e per i nuclei familiari di almeno sei componenti). Il cittadino avrà lo sconto di 800 euro sul veicolo acquistato direttamente dal concessionario al momento dell'acquisto. Sarà poi lo Stato a rimborsare il concessionario. Nel caso in cui, invece, si converta l'autoveicolo a gas, Gpl o metano si ottiene uno sconto di 650 euro direttamente dall'installatore entro i 3 anni successivi alla data di immatricolazione del veicolo. Nel caso di conversione di una macchina ‘euro 0-1' lo sconto è pari a 350 euro. Previsti sconti anche per la sostituzione di autocarri Euro 0 e Euro 1 con altri di categoria Euro 4 e Euro 5 (2000 euro), chi acquista autovetture o autocarri a gas,
Gpl, motore elettrico o a idrogeno (bonus da 1500 euro fino a 2000 euro), chi sostituisce motocicli (cilindrata superiore a 50 centrimetri cubici) Euro 0 con altri di categoria Euro 3 e chi rottama autovetture Euro 0 ed Euro 1.Incentivi al sistema
agroenergetico: obiettivi di miscelazione obbligatoria di biocarburanti in crescita fino al 2010; riduzione della tassazione sul biodiesel
(accisa -80% rispetto al gasolio) per 250 mila tonnellate l'anno e sul bioetanolo
(accisa - 50% rispetto alla benzina) per 100 mila tonnellate l'anno; strumenti di sviluppo di filiere produttive dedicate, dall'agricoltura all'industria di trasformazione, e individuazione di criteri di priorità per l'utilizzo dei biocarburanti che ne derivano.Novità per il Fondo
Kyoto: 600 milioni di euro per il triennio 2007-2009 (a valere sul Fondo rotativo, istituito presso la Cassa depositi e Prestiti) sono stati assegnati dalla Finanziaria 2007 in favore di misure di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Entro il 31 marzo il Ministro dell'Ambiente e il Ministro dello Sviluppo economico (sentita la Conferenza Unificata) individueranno le modalità di erogazione dei finanziamenti a tasso agevolato per soggetti pubblici e privati da destinare prioritariamente a queste
misure.E' in via di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale un nuovo decreto per l'incentivazione della produzione di energia elettrica dal sole. Il provvedimento offre a famiglie, condomini, soggetti pubblici, imprese grandi e piccole la possibilità di diventare produttori di energia elettrica pulita e rinnovabile, sia per
l'autoconsumo, sia per la cessione al sistema elettrico. Inoltre, fornisce agli operatori un quadro certo e di sicuro stimolo per gli investimenti e per l'innovazione tecnologica, creando le premesse per la costruzione di una filiera italiana dell'energia solare. Questi risultati vengono perseguiti stabilendo che chi lo desidera può installare il fotovoltaico accedendo in maniera automatica alla tariffa incentivante che può arrivare a 0,49 euro per
kWh, senza pagare l'energia utilizzata per il proprio fabbisogno.
15 febbraio 2007
"Distinguere le pagliuzze dalle travi". Questo, secondo Nova é, in sintesi, il contenuto della recente pronuncia del 9 gennaio scorso della terza sezione penale della Corte di Cassazione sulla sentenza per il peer-to-peer di file musicali
online. Sentenza che aveva ridestato le speranze di quanti speravano finalmente di poter scaricare e condividere liberamente musica dalla rete, in barba alle multinazionali dell'intrattenimento. La Cassazione aveva annullato la condanna, precedentemente pronunciata dalla Corte d'Appello di Torino, a carico di due giovani che, nel 1999, avevano scaricato e condiviso in rete, tramite un computer di un'associazione studentesca del Politecnico di Torino, file protetti da copyright. Revoca della condanna e assoluzione completa per i ragazzi, con l'attenuante del mancato profitto dalla
transazione.Occasione, quest'ultima, per Gustavo Ghidini e Claudia Signorini, rispettivamente docente universitario e avvocato, che chiariscono dalle colonne del Sole24Ore come vada prestata scarsa attendibilità a sentenze ora
"criminalizzatrici" ora "assolutorie". La Corte ha precisato in sede di pronuncia del verdetto che la propria decisione si fonda sulla legge del diritto d'autore (per essere più precisi la
n.633/1941) scaricare e condividere, tramite Internet, file contenenti opere protette da copyright non è reato "quando l'attività è posta in essere senza scopo di lucro e per uso
personale".Attenzione però perché "non è reato" - avverte Nova - non significa che tale attività sia lecita: significa soltanto che non è punibile penalmente ma comunque costituisce un illecito amministrativo e in quanto tale è sanzionato con una pena pecuniaria (una multa) e la confisca del materiale in quanto lesiva del diritto di autore. Si rischiano in definitiva multe piuttosto salate che possono anche raggiungere i 2.065 Euro secondo quanto decretato dalla ormai decrepita Legge 633 classe
1941.Diversa la situazione per chi commette l'illecito a scopo di lucro perché in questo caso si cade nel penale ed oltre al salasso (fino a 15.000 Euro) si rischia pure di finire dietro le sbarre, in gabbia, in gattabuia o comunque vogliate chiamarla.E allora cosa cambia? Cambia il significato del termine "lucro", dove con questo termine non si intende più il "mero vantaggio che deriva dal semplice risparmio rispetto al pagamento del cd" ma la ricerca di "un guadagno economicamente apprezzabile". Decisione che - commenta Nova - viene formulata con assoluta chiarezza dai giudici dalla Cassazione. Essi infatti ribadiscono che il legislatore, quando ha posto il requisito dello "scopo di lucro" (sostituendolo a quello del "trarre profitto") ha manifestato l'intenzione di restringere l'area dell'illecito
penale.Insomma il downloading personale è meno grave di quello commerciale ma resta comunque punibile.
14 febbraio 2007
Dopo un lungo travaglio viene alla luce il provvedimento di sospensione sfratti per i soggetti deboli sotto il profilo sociale, economico o sanitario, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale. Il Senato ha infatti approvato il 7 febbraio scorso un provvedimento di vasta portata (coinvolgerà circa 26 mila famiglie) ed applicazione (tutto il territorio nazionale) che dispone e disciplina non solo la locazione immobiliare ma anche l'elaborazione da parte degli enti territoriali di un piano straordinario di intervento di durata triennale, destinato soprattutto alle famiglie che hanno ottenuto l'ultima proroga e che sono nelle graduatorie per l'assegnazione di alloggi Erp. Il piano deve essere inviato entro tre mesi (dall'entrata in vigore della legge) a tre ministeri: Infrastrutture, Solidarietà Sociale e Politiche per la famiglia. Cosa prevede il blocco sfratti? La sospensione per 8 mesi dell'esecuzione degli sfratti per termine di locazione (sono esclusi quelli per morosità), dietro presentazione di autocertificazione del conduttore rispondente ai requisiti previsti dalla normativa. In particolare potranno beneficiare della proroga di 8 mesi (18 nel caso di immobili di "grandi proprietari" come assicurazioni, banche, istituti di previdenza) i conduttori con reddito lordo annuo inferiore a 27.000 euro, con nucleo familiare ("rapporto dotato di un grado di stabilità e continuità tale da consentire di definirlo, a prescindere da relazioni di coniugio, parentela o affinità, come afferente ad un "nucleo familiare"") comprendente over 65 anni, figli a carico (riferimento al D.P.R. n. 917/1986), malati terminali o portatori di handicap con invalidità oltre il 66%, residenti nei Comuni capoluogo di provincia, o in quelli con esso confinanti, nonché nei Comuni classificati ad alta tensione abitativa. I conduttori dovranno dimostrare di non avere alcuna abitazione di proprietà per poter usufruire della proroga. Ai proprietari degli immobili che accettino la proroga dello sfratto saranno concessi, come indennizzo, alcuni benefici fiscali (esenzione o riduzione ICI) e un aumento del 20% sul canone di locazione da parte dei conduttori, pena la decadenza della sospensione. Potranno inoltre ricorrere a ricorso giudiziale i locatori che non siano concordi nella proroga del termine di sfratto.
08 febbraio 2007
La recente proposta di legge del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni riguardante il sistema radio-televisivo italiano ha sollevato negli scorsi giorni non poche polemiche, una tra le tante quella che riguarda il balzello di quasi cinque euro (4,40 per la precisione) del canone Rai, ribattezzata non a caso "la tassa più odiata dagli
italiani".Perché di tassa, di fatto, si tratta, tassa sul possesso o almeno così stabilisce il regio decreto legge
n.246 del 21 febbraio 1938, decreto secondo cui chi possieda uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi deve pagare il canone di abbonamento TV. Trattandosi di un'imposta sul possesso o sulla detenzione dell'apparecchio, il canone deve essere pagato indipendentemente dall'uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive. La norma molto recentemente ha fatto discutere per l'orientamento della Rai a far pagare il canone anche su pc e video-telefonini. Sulla questione il Fisco non si è ancora pronunciato in via ufficiale ed è ancora dubbio se il possesso di un pc debba configurare un presupposto di imposta in quanto potenzialmente garantisce la possibilità di accedere ai servizi di Web TV. Secondo lo studio di consulenza legale Romano la risposta sarebbe negativa (NON BISOGNA PAGARLO) in quanto, "pure ammettendo che anche il pc sia un dispositivo adattabile a ricevere radioaudizioni, musica e film. Occorre poi riconoscere che esso è prevalentemente dedicato ad altre funzioni: lavorare, chattare e perché no fare il caffè o scrivere lettere d'amore. In altri termini, anche se un PC è equiparabile ad un televisore il suo possesso non impone il pagamento dell'abbonamento Rai. A conferma di ciò anche l'orientamento della Corte Costituzionale, che considera il canone una imposta riferita al semplice possesso, appunto , di un
televisore".Tuttavia ricordiamo, a onor di chiarezza, che alcune sentenze della corte (Sentenza Corte Costituzionale n. 284 del 26/06/02 - Sentenza Corte di Cassazione del 03/08/93 n. 8549) confermano la norma secondo cui "il canone deve essere corrisposto da chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive indipendentemente dalla qualità o dalla quantità del relativo utilizzo". Quindi la partita rimane ancora
aperta.Intanto continuano ad aumentare gli episodi di cronaca riferenti casi di "persecuzione burocratica", come quelli denunciati recentemente da
Adiconsum. E'il caso di una ragazza modenese di 25 anni, che si è rivolta all'associazione consumatori della
Cisl: "Tre anni fa la ragazza in questione - spiega il responsabile di Adiconsum Angelo Ferrari Valeriani - è andata a vivere da sola ma, anche se può sembrare inusuale, non ha mai avuto, né tantomeno acquistato, un apparecchio televisivo. Due anni fa
l'Urar Tv di Torino le ha scritto chiedendole il pagamento del canone Rai. La ragazza ha comunicato per iscritto che, poiché non possiede la tv, non intendeva pagare. Lo stesso è accaduto l'anno scorso: nuovo sollecito
Urar, nuova lettera di risposta. Quest'anno l'ente le ha scritto per la terza volta, e la ragazza ha deciso di chiedere la nostra assistenza". Valerani ha allora telefonato al numero abbonati della Rai per chiedere spiegazioni. L'operatrice del call center gli ha risposto che la vicenda della ragazza modenese era ben nota, ma che occorreva una terza dichiarazione di non possesso della televisione. Adiconsum consiglia ai non possessori di tv di rispondere solo alla prima richiesta di pagamento del canone e invece di ignorare i solleciti successivi.
L'Urar Tv (ora Sat, sportello abbonamenti Tv) comunque può sempre mandare un ispettore a verificare la situazione. "Chi, invece, ha il televisore, deve pagare il canone anche se tiene spento l'apparecchio o non apprezza la qualità dei programmi Rai. Per quanto possa sembrare odioso, il canone Rai è una tassa di possesso, come il vecchio bollo auto. Pertanto il pagamento è obbligatorio". Un altro caso quello di un abitante della cittadina ligure di ponente Borghetto Santo Spirito che si è trovato a dover pagare due volte il canone perché durante un controllo la ricevuta del primo pagamento è risultata
"sbiadita".Vada che il canone di abbonamento rappresenta la principale fonte di finanziamento del servizio pubblico chiarsce
l'Adusbef, ma "è ingiusto e sbagliato far ricadere sui cittadini le scelte sbagliate del consiglio di amministrazione della Rai. Questa è una tassa di possesso istituita quando il mercato televisivo era totalmente diverso e che oggi non ha motivo di esistere". Un apparecchio televisivo, poi, permette di ricevere il segnale anche di altre emittenti che non chiedono alcun contributo ai cittadini per permettere loro di vedere programmi che, se visti, già solo il fatto di guardarli porta a tali emittenti un introito
considerevole.Per non parlare del referendum votato dagli italiani nell'11 giugno 1995 con maggioranza degli aventi diritto al voto che prevede "l'abrogazione della noma che definisce pubblica la Rai e la sua privatizzazione". Proprio per questo il dubbio che grava sulla tanto odiata gabella è più che legittimo: essendo la Rai ente di diritto privato non è legittimata a far pagare i cittadini per un servizio pubblico che pubblico più non è. In quanto invece tassa sul possesso non si capisce perché vada pagata alla Rai e non vada spartita su tutte le emittenti.E intanto dalla Rai non si scappa.
01 febbraio 2007
L'estinzione anticipata dei mutui senza pagamento di penale e portabilità dei mutui da un istituto di credito all'altro sembrano aver gettato scompiglio nel mondo dei servizi bancari, procurando, dall'altra, gaudio e letizia alle famiglie gravate da mutui pluriennali.Punto dolente quello dei mutui che riguarda sempre più italiani (sono infatti in costante crescita gli italiani che ricorrono al credito ipotecario per l'acquisto di abitazioni: un 16,31% in più rispetto al corrispondente trimestre 2005), nonostante i recenti interventi della Banca Centrale Europea sul tasso di sconto abbiano determinato un rialzo del costo delle rate. Risulta infatti aumentato di 0,95 punti percentuali il Taeg medio (l'indicatore di tasso di interesse di un'operazione di finanziamento) tra gennaio e settembre 2006 che ha portato come unica conseguenza la scelta di mutui di più lunga durata a costi più competitivi (oltre il 49% dei finanziamenti hanno durate superiori ai 21 anni, di cui il 25% di essi superiore ai 26 anni).Stimato intorno al 5,03% per case oltre i 125 mila euro il tasso medio di interesse mentre si aggira intorno al 5,24% per abitazioni di costo inferiore (Bollettino Statistico della Banca d'Italia). Inutile sottolineare come la scelta tra tasso fisso e variabile non sia più così scontata in un momento di particolare iper-attivismo dei tassi di interesse in continuo rialzo secondo i dictat della Banca Centrale Europea.Riassumiamo in breve i provvedimenti apportati dalla tanto discussa Fase 2 della politica Bersani per le liberalizzazioni:- Abolizione della commissione di massimo scopertoLe banche saranno costrette a fare a meno di 40,9 miliardi di euro l'anno, secondo quanto dichiarato da Adusbef e Federconsumatori);- Soppressione della penale in caso di estinzione anticipata di un mutuoGli acquirenti della prima casa potranno infatti richiedere l'estinzione anticipata o parziale senza pagare alla banca la penale che viaggia tra l'1 ed il 3-4% del capitale residuo.- Portabilità del mutuoGli acquirenti della prima casa potranno richiedere l'estinzione anticipata o parziale senza pagare alla banca la penale che viaggia tra l'1 ed il 3-4% del capitale residuo per poi trasferire il mutuo ad una nuova banca senza perdere i benefici fiscali per la prima casa.- Soppressione autentica notarileSalta l'autentica notarile per l'estinzione dell'ipoteca, una pratica da 500-1000 euro, sostituita da un comunicato della banca alla Conservatoria entro 30 giorni dall'estinzione. L'investimento nel mattone esercita ancora il suo fascino sull'italiano medio, che preferisce impegnarsi in mutui trentennali piuttosto che pagare un affitto "a fondo perduto".Un popolo di pantofolai e inguaribili casalinghi che arrivano alla proprietà della casa nell'87% dei casi (di cui il 23,8% ha pagato in contanti la metà e oltre della casa, mentre solo l'11,4% delle famiglie è ricorsa al mutuo per il totale del valore, v. art. Soldiblog).Se l'inflazione infatti aiuta sempre a pagare i mutui, perché il peso reale della rata scende nel tempo, non si comportano allo stesso modo i canoni di locazione, indicizzati, in genere, al valore del costo della vita rilevato dall'Istat, e rivisti periodicamente.Il nuovo provvedimento Bersani aggiunge attrattività al mutuo abolendo quella fastidiosa penale sull'estinzione anticipata valutata intorno all'1-2% per i finanziamenti variabili e fino al 5% per i fissi!Stima un notevole beneficio sociale, Federconsumatori che valuta un risparmio netto di 310 Euro l'anno per singola famiglia tra estinzione mutui, estinzioni ipoteche e maggiore concorrenzialità sui conti correnti.
17 gennaio 2007
Ci saremmo aspettati un minimo di coerenza dal nuovo contratto di servizio RAI visto che da gennaio abbiamo ricevuto un
bell'aumento sul canone...ma le sorprese non finiscono mai.Adiconsum denuncia delle modifiche sospette sulla nuova versione del disciplinare RAI. Un testo assolutamente non conforme alla versione resa pubblica sui siti governativi è stata presentata alla Commissione parlamentare di vigilanza RAI. Piccole modifiche sintattiche aprono una breccia a grossi interessi di lobby inquinando un testo di programmazione coerente e dalla portata innovativa con logiche commerciali di parte e meccanismi truffaldini, fortemente lesivi dei diritti dei consumatori. Vediamo alcune delle modifiche salineti apportate dalla bozza presentata in Commissione:Satellitare vs. digitaleSe nella prima versione del testo disciplinare la RAI si impegnava incondizionatamente a garantire "l'accesso all'intera programmazione RAI (...) in forma non codificata", ossia a fornire la programmazione delle tre reti generaliste anche su piattaforma satellitare non
criptata, nel "remake" l'impegno si limita ad una "verifica di possibili modalità tecniche". Considerando che la maggior parte del paese ricorre ancora al satellite per guardare la TV, criptate le trasmissioni in prima serata non rimarrà ai poveri telespettatori che rivolgersi all'accanita concorrenza
Sky, guarda a caso con servizi a pagamento!
Fasce protetteDanneggiati anche i disabili per i quali era stato previsto in origine un telegiornale al giorno condotto nella lingua dei segni
(Lis) su ciascuna delle reti generaliste. Con abile reticenza sintattica scompaiono le parole "ogni giorno" e l'entrata in vigore del servizio viene posticipata di 18
mesi.Come denuncia Adiconsum, il rimaneggiamento del testo non è una svista casuale, infatti:
"Le offerte specifiche per i disabili vedono passare l'incremento del volume dal 20% al 10%. I programmi di audio descrizione (programmi radio per non vedenti) vengono relegati alle onde medie. Soprattutto, sparisce l'obbligo di "adattare il proprio portale Internet ai parametri di accessibilità indicati dalla legge 9 gennaio 2004, n. 4 e successive integrazioni".
Non vengono risparmiati neanche i minori la cui tutela viene garantita solo sulle reti generaliste terrestri, con il controllo e la supervisione di un comitato a maggioranza RAI dove genitori e utenza hanno una quota di partecipazione marginale.
Comitato di sorveglianza sulla qualitàIl comitato scientifico deputato al controllo della qualità delle trasmissioni e alla valutazione della corporate
reputation, inizialmente composto sulla carta da sette membri, di cui tre designati dalla Rai (40%) viene ridimensionato a 6....e magicamente i conti tornano in casa RAI con il 50% del controllo!
Senza menzionare la retrocessione tecnologica: abolite le voci relative a Creatice Commons e libertà di download sui contenuti RAI da piattaforma digitale, spariscono gli obblighi di usability minimi imposti dal W3c per il Web e l'aggiornamento online continuo e tempestivo sui contenuti TV.
A fronte di tutti questi disservizi e voltagabbana su un progetto iniziale sicuramente ambizioso ma decisamente lungimirante,
l'Adiconsum pretende un immediato ripristino del programma originale dall'ente televisivo nazionale, troppo spesso traditore impenitente degli ingenui consumatori:
"Chiediamo alla Commissione di vigilanza dei servizi radiotelevisivi di non approvare il testo "rimaneggiato" del contratto di servizio Rai e di ripristinare il testo originale
(Gentiloni) pubblicato sul sito del Governo"
17 gennaio 2007
La notizia é ormai ufficiale e così pure la data: dal settembre 2009 partirà il nuovo Euro 5. Ancora non si sa niente sui limiti del nuovo standard ma da Bruxelles promettono che le caratteristiche tecniche saranno rese note tra un mese. "Il regolamento - spiegano alla UE - si applicherà agli autoveicoli delle categorie M1 (veicoli progettati e costruiti per il trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente), M2 (veicoli progettati e costruiti per il trasporto di persone, aventi piu di otto posti a sedere oltre al sedile del conducente), N1 (veicoli commerciali leggeri) e N2 (veicoli per il trasporto di merci medi) con massa di riferimento non superiore a 2.610 chili". Dal 2009 quindi limiti più stringenti per le emissioni di monossido di carbonio per tutti i veicoli privati mentre SUV e fuoristrada dovranno aspettare il 2012 e non si capisce poi il perché. Ma le novità non si limitano all'Euro 5 l'Europarlamento ha infatti stabilito anche la data in cui verrà avviato il quadro di misure Euro 6: anno
2014.Cosa accadrà alle Euro4? Difficile ancora dirlo! All'alba del 2005 quando entrò in vigore la normativa Euro 4, in molti comuni italiani le auto Euro3 vennero subito messe al bando, con pesanti effetti sul mercato dell'usato.
L'Ue comunque non ha aspettato per correre ai ripari e negli scorsi giorni ha già parlato di incentivi per favorire il passaggio dalle "vecchie vetture" (quelle di ultima omologazione) con quelle appena presentate. La cosa fa certamente sorridere ma ha una ragione: infatti la decisione di Bruxelles di introdurre i veicoli più ecologici ha molto a vedere con quella di alcuni Stati membri che avevano annunciato di voler introdurre incentivi con il rischio di fissare limiti diversi da quelli per il mercato unico.E di auto ecologiche se ne è parlato anche nella nuova Finanziaria appena varata dal Governo, che prevede maggiorazioni per il bollo auto commisurate alle caratteristiche inquinanti ed alla potenza dei veicoli. Nessuna variazione quindi colpirà i mezzi a trasporto promiscuo elettrici, a
Gpl, a gas metano e ad idrogeno, indistintamente rispetto alla categoria di appartenenza (Euro 0, Euro 1, Euro 2, Euro 3 ed Euro 4). Saranno esentati da extra gabelle anche le vetture che sebbene non ecologiche siano passate ad un sistema di carburazione a basso impatto ambientale e le vetture fino a 100
Kw. Aumenti invece per tutti gli altri veicoli: le maggiorazioni saranno commisurate ai Kw eccedenti i 100 in una misura compresa tra gli 1,5 (Euro0) e gli 1,29
Euro/Kw (Euro 4 ed Euro 5). Sospiro di sollievo per i proprietari dei SUV sui quali non cadrà più la tanto chiacchierata tassa di 2 Euro a Kw che comunque sarebbe stata limitata ai mezzi oltre i 2600
Kg.Ma le novità non riguardano solo le gabelle perché la manovra finanziaria 2007 prevede numerosi interventi agevolativi a favore della riduzione dell'impatto ambientale a cominciare da quelli sulle accise sul GPL che passano da 284,77 euro per 1000 kg (0,1566 euro/litro) a 227,77 euro per 1000 kg (0,1253 euro/litro) con un minor prezzo alla pompa di circa 0,038 euro/litro Iva
compresa.Incentivi e agevolazioni all'acquisto anche per i veicoli a Gpl e metano. La Finanziaria infatti destina ben 50 milioni di euro per ciascuno dei prossimi tre anni volti a favorire la trasformazione a GPL e metano dei veicoli. Per la conversione a GPL e metano di autoveicoli entro tre anni dalla data di prima immatricolazione; il contributo, nella forma di sconto sul costo di conversione, è di 650 euro. I contributi possono essere prenotati già dal 1° gennaio 2007. Per la conversione a GPL e metano di autoveicoli Euro 0 ed Euro 1 invece si dovrà ancora aspettare un provvedimento specifico ma presumibilmente sarà di a 350 euro come quello che già viene elargito nell'ambito della Convenzione ICBI sugli incentivi comunali (oltre 500 comuni) per la trasformazione a GPL o a metano di un autoveicolo Euro 1 o Euro 2.Sconti anche per l'acquisto di autoveicoli nuovi omologati a GPL o metano, elettrici o idrogeno: 1.500 euro, ma si può salire fino ai 2.000 se il veicolo produce meno di 120gr/km di CO2. Gli incentivi all'acquisto saranno cumulabili con quelli alla rottamazione dei mezzi Euro 0 ed Euro 1: 80 euro di contributo sulle spese di rottamazione, presso un rivenditore autorizzato, di auto inquinanti, Euro 0 ed Euro 1, senza l'acquisto di un veicolo nuovo. 800 euro uniti all'esenzione per due anni dal pagamento del bollo, per le auto Euro 4 ed Euro 5 acquistate in sostituzione di Euro 0 ed Euro 1. L'esenzione dal bollo è di tre anni nel caso di acquisti di auto fino a 1300
cc.
09 gennaio 2007
Tra le novità della Finanziaria 2007 vi è anche la riscrizione delle regole e delle misure di attribuzione degli assegni familiari. A partire dal 1° gennaio infatti entra in vigore la nuova tabella unica che andrà a sostituire le ex tabelle 11 e 12 dell'Istituto di previdenza. Per l'effettiva applicazione occorrerà però attendere le istruzioni INPS.
La prima grossa novità introdotta dal decreto è la scomparsa delle differenze tra i nuclei monoparentali (ovvero con solo un genitore) e quelli composti da entrambi i genitori, distinzione che diventa irrilevante ai fini dell'assegno base. La distinzione tra nucleo monoparentale e biparentale continua ad avere rilevanza invece ai fini dell'assegno aggiuntivo, riservato a quei casi in cui, oltre al genitore, vi siano almeno altri tre componenti.
La nuova tabella contiene importi personalizzati in funzione degli specifici livelli di reddito che variano da nucleo a nucleo. Per i redditi fino a 12.500 euro la misura dell'assegno cambia a seconda del n° di componenti aggiuntivi al genitore/i: il range parte da 1.650 euro per il nucleo con un solo componente aggiuntivo fino ad arrivare a 7.500 euro per quelle composte da almeno un genitore più cinque componenti. Come si calcola l'assegno? L'esatto importo dell'assegno viene calcolato sottraendo all'importo dell'assegno una cifra variabile a seconda dei diversi scaglioni di reddito.
La nuova tabella, inoltre, ospita 6 diverse situazioni familiari in cui in aggiunta al genitore (famiglia monoparentale) o ai genitori possono esserci fino a 5 componenti aggiuntivi. Per contare gli effettivi benefici ai lavoratori con carichi familiari bisognerà però attendere la rimodulazione della curva Irpef. E proprio con la nuova Irpef il calcolo dell'assegno familiare assume rinnovata importanza: per capire insomma se il proprio reddito disponibile è aumentato o diminuito non basterà guardare più aliquote e detrazioni.
Sarà una "nuova Irpef in salsa agrodolce - chiosa sardonico il Corsera - meno tasse per i single e per chi ha il coniuge a carico e redditi fino a 35.00 euro." La Finanziaria 2007 demolisce, secondo il quotidiano di Via Solferino, la riforma fiscale dell'ex governo, segnando un ritorno al passato con la cancellazione della no tax area, cavallo di battaglia Tremonti, e ritornando alle vecchie detrazioni che andranno a diminuire l'Irpef dovuta e non più il reddito. Qualche tartassato di turno potrà sempre consolarsi pensando ai contribuenti più abbienti: sono proprio loro infatti i più presi di mira dalla Finanziaria.
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Acqua in bottiglia: un problema ambientale di portata mondiale
I consumatori spendono complessivamente circa 100 miliardi di dollari all'anno per comprare l'acqua in bottiglia, credendo, e spesso sbagliando, che sia migliore di quella che esce dai rubinetti. Nel mondo, il consumo di acqua imbottigliata e' arrivato a 155 miliardi di litri nel 2004, aumentando del 57% dal 1999.
"Anche nelle regioni in cui l'acqua del rubinetto e' potabile, la domanda per l'acqua imbottigliata e' in aumento e ha come conseguenza la produzione di immondizia inutile e il consumo di enormi quantita' di energia", afferma la ricercatrice Emily Arnold, dell'Earth Policy Institute. Anche se nella maggior parte dei paesi del mondo, Europa e Stati Uniti compresi, vi sono piu' leggi relative alla qualita' dell'acqua del rubinetto di quante ve ne siano per l'acqua imbottigliata, l'acqua in bottiglia arriva a costare anche 10.000 volte di piu'. A piu' di 10 dollari ogni 3,78 litri, negli Stati Uniti l'acqua in bottiglia e' piu' cara della benzina.
"Senza dubbio poter disporre di acqua pulita e' essenziale per la salute dell'intera popolazione mondiale", afferma la Arnold. "Ma l'acqua imbottigliata non e' la risposta allo sviluppo mondiale, ne' risolve i problemi di quel 1,1 miliardi di persone
a cui manca l'acqua potabile".
Per avere acqua piu' sicura e sistemi di trasporto piu' sostenibili nel lungo periodo bisognerebbe migliorare e ingrandire gli impianti gia' esistenti per il trattamento e l'igiene dell'acqua. "I membri delle Nazioni Unite sono concordi nel voler dimezzare il numero di persone che non ha accesso all'acqua potabile entro il 2015. Per raggiungere lo scopo, si dovrebbero raddoppiare i 15 miliardi di dollari spesi ogni anno per l'igiene e la fornitura dell'acqua. Anche se questa cifra sembra smisurata, e' niente in confronto ai 100 miliardi di dollari che si spendono ogni anno per l'acqua imbottigliata".
L'acqua del rubinetto ci arriva attraverso un'infrastruttura poco dispendiosa a livello energetico, mentre l'acqua potabile viene trasportata per lunghe distanze, spesso attraversa i confini nazionali, con navi, treni, aerei e camion. Questo implica lo spreco di enormi quantita' di combustibili fossili.
Ad esempio, solo nel 2004 un'industria di Helsinki ha spedito 1,4 milioni di bottiglie di acqua finlandese imbottigliata nell'Arabia Saudita, con un viaggio di oltre 4.000 chilometri. E nonostante il 94% dell'acqua in bottiglia venduta negli Stati Uniti sia prodotto internamente, molti americani importano l'acqua da posti lontani 9.000 chilometri, come le Fiji e altre remote nazioni, per soddisfare la domanda di "acqua chic ed esotica", come dice la Arnold.
I combustibili fossili vengono utilizzati anche per l'imballaggio dell'acqua. La maggior parte delle bottiglie sono fatte di polietilene tereftalato, una plastica che deriva dal petrolio grezzo. "Costruire bottiglie per soddisfare il solo mercato americano richiede piu' di 1,5 milioni di barili di petrolio all'anno, abbastanza per fornire carburante a circa 100.000 automobili in un anno", nota la Arnold. E, una volta svuotata, la bottiglia viene buttata. Secondo il Container Recycling Institute, l'86% delle bottiglie di plastica per l'acqua usate negli Stati Uniti diventa immondizia. Incenerire bottiglie usate genera sottoprodotti tossici come il gas e le ceneri di cloro che contengono metalli pesanti legati a un elevato numero di problemi di salute degli uomini e degli animali.
Neanche sotterrare le bottiglie di plastica e' una soluzione. Le bottiglie sotterrate, infatti, possono impiegare anche 1.000 anni per sciogliersi nel terreno. In tutto il mondo, circa 2,7 milioni di tonnellate di plastica vengono usate per imbottigliare l'acqua ogni anno. Nel 2004 gli Stati Uniti hanno esportato quasi il 40% delle bottiglie da riciclare in destinazioni lontane come la Cina, sprecando altro combustibile.
Nel frattempo si rischia anche che le fonti si asciughino. Piu' di cinquanta villaggi indiani soffrono per la carenza del prezioso liquido da quando la Coca-Cola Corporation di Dasani ha cominciato a estrarre l'acqua per imbottigliarla. Problemi simili si sono riscontrati in Texas e nella regione dei Grandi Laghi nell'America del Nord, dove gli agricoltori, i pescatori e altre persone la cui vita dipende dall'acqua hanno gravi problemi causati dall'estrazione intensiva dell'acqua, che fa diminuire velocemente il livello delle falde.
Il maggior consumo pro capite di acqua imbottigliata si registra negli Stati Uniti, ma gli aumenti piu' rapidi di consumi si hanno nei paesi ad alta densita' di popolazione come il Messico, l'India e la Cina. In totale il consumo di acqua imbottigliata in India e' triplicato dal 1999 al 2004, in Cina e' raddoppiato.
Mentre gli utili delle industrie private che derivano dalle vendite di acqua imbottigliata di dubbia qualita' - che consistono in oltre 100 miliardi di dollari all'anno e sono in aumento - i sistemi municipali, che non creano sprechi energetici e sono gia' controllati, dovrebbero essere implementati per la distribuzione di acqua potabile a poco prezzo a tutti i popoli del mondo.
Aggiornamento di Abid Aslim
Le storie che riguardano i consumatori sono l'ingrediente base della dieta dei media. Ecco perche' questo articolo e' stato ripreso da tutte le emittenti pubbliche e sembra abbia fatto il giro del cyberspazio. Forse quello che ha catturato la nostra immaginazione e' stata l'affinita' con la materia: a quanto pare sia noi sia la superficie del pianeta siamo fatti soprattutto di acqua, senza la quale moriremmo. In ogni caso, i dibattiti nati dalla divulgazione della ricerca effettuata da un gruppo di esperti dell'ambiente di Washington D.C., si sono focalizzati sui fattori relativi al consumo (prezzo, gusto e conseguenze per la salute umana dell'acqua imbottigliata e dell'acqua del rubinetto), come ho anticipato quando ho deciso di riferire le notizie raccolte dai documenti dell'Environmental Policy Institute (EPI), (onestamente e' tutto quello che ho fatto, aggiungendo un po' di contesto e di background). Ma una buona parte dell'attenzione dei lettori si e' focalizzata anche sugli aspetti relativi all'ambiente e alle normative.
Si possono ottenere maggiori informazioni a riguardo dall'EPI, da una serie di gruppi ambientalisti e associazioni dei consumatori e da alcune importanti agenzie governative: l'Environmental Protection Agency americana per quanto riguarda l'acqua del rubinetto e la Food and Drug Administration per l'acqua in bottiglia. Le differenze nel modo in cui queste agenzie (e in realta' tutti gli enti preposti al controllo) operano e sono strutturate e sovvenzionate merita molta attenzione, cosi' come la diseguaglianza fra i metodi usati per proteggere i cittadini che ne risulta.
Numerosi altri problemi sollevati dall'articolo sarebbero degni di approfondimento. Le preoccupazioni dei ricercatori sul consumo delle risorse sfruttate per distruggere le bottiglie d'acqua usate, saranno soddisfatte da migliori disposizioni per ridurre lo spreco e riciclare i materiali? Se il sistema pubblico di distribuzione dell'acqua fornisce un prodotto migliore a piu' persone a un costo minore, come dichiara l'EPI, allora quali sono gli ostacoli per gli investimenti necessari negli Stati Uniti e nei paesi poveri e come possono i cittadini superare tali ostacoli?
Alcune di queste domande sembreranno incomprensibili al lettore medio e ai custodi dei media. E, come se niente fosse, continuiamo tutti a bere dalla bottiglia.
Dario Fo |
Caffè e salute
L'influenza del caffè sul nostro organismo deriva sostanzialmente dalla caffeina in esso contenuta; essa stimola la digestione, la funzione diuretica e il sistema cardiovascolare, migliora la capacità di concentrazione, di memorizzazione e la prontezza di riflessi, ha un effetto positivo contro le cefalee; infine ha anche un'influenza positiva sull'umore. In ogni caso, anche se il caffè non ha particolari controindicazioni, anche di esso, come di tutti gli alimenti, non si deve abusare; un moderato consumo non superiore a tre-quattro tazzine di caffè, non comporta in genere alcun problema; i soggetti nervosi, cardiopatici e con disturbi digestivi devono stare più attenti a non abusarne. Premesso che la caffeina è una sostanza solubile in acqua, è importante sottolineare che, a differenza di ciò che si pensa comunemente, il caffè espresso non è affatto più ricco di caffeina degli altri: esso ne contiene in media 50-90 mg, mentre un caffè filtro contiene circa 100-150 mg di caffeina. Questo fatto è dovuto sia ai tempi di estrazione molto più brevi, che alla quantità di caffè utilizzata per ogni tazzina: 6-7 g contro 10-15g. L'espresso contiene quindi anche meno caffeina di un caffè preparato con la moka, con la napoletana o con altro sistema. Molte persone sono convinte che un espresso lungo faccia meno male di uno ristretto perché più leggero; ciò è assolutamente errato: è vero che un caffè lungo ha un gusto più leggero in quanto più allungato con acqua, ma è anche vero che, anche se le differenze non sono molto marcate, c'è una maggiore presenza di caffeina dovuta all'estrazione più prolungata, con in più maggiori sostanze cerose che possono renderlo meno digeribile. Sul contenuto di caffeina incide chiaramente anche il tipo di miscela utilizzato: una tazza di sola arabica avrà meno caffeina di una con una presenza rilevante di robusta. |
| Ma cosa è questa alta definizione?
di T. Tessarolo - Nei negozi si spacciano come televisori rivoluzionari apparecchi che non lo sono affatto o che sono destinati a deludere. Viaggio nell'alta definizione, per sapere cos'è e perché per ora conviene guardarla da lontano
Roma - Sapete cos'è la TV ad Alta Definizione? Siete sicuri? Attenzione perché se non avete un quadro chiaro sull'argomento rischiate di fare brutti affari per Natale, magari comprando un nuovo televisore nella speranza che sia il "massimo", ritrovandovi poi con un prodotto già vecchio o, ancor peggio, inutile.
Credo che tutti sappiano rispondere alla domanda di base su cosa sia l'alta definizione. Avere una definizione più alta significa vedere o percepire meglio quello che ci viene presentato. È vero per qualsiasi cosa: libri, foto e per i video. Quindi, se ci viene chiesto cosa sia una televisione ad alta definizione, la prima risposta istintiva è: "una televisione che si vede meglio". Ed è questa semplice associazione che ha ingannato molti, permettendo ai produttori di televisori, e ad i venditori di fumo in quasi tutti i negozi di elettrodomestici, di vendere alla gente niente più che un sogno. Sì, perché la vera verità è che di alte definizioni ne esistono più di una e, soprattutto, che per vedere meglio non basta avere un adesivo con scritto HD appiccicato sul televisore. Cerchiamo di capirci di più, facendo chiarezza su quello che è veramente l'alta definizione e provando a tracciare uno scenario evolutivo per questa tecnologia.
Alta definizione, innanzi tutto, significa veramente vedere meglio. La nostra TV ha sempre trasmesso, da 50 anni a questa parte, in una risoluzione chiamata 576i, ovvero con 576 linee mostrate sul nostro televisore in modalità interlacciata (da cui la "i"). Per "interlacciata" si intende una immagine che si compone della sovrapposizione rapidissima di due differenti "piani", uno contenente solo le righe pari e l'altro le righe dispari. Sovrapponendoli rapidamente si ha l'impressione, netta ed inequivocabile, di una unica immagine in movimento.
Alternativamente, una immagine può essere trasmessa anche in modalità cosiddetta "progressiva", ovvero tutta d'un pezzo e quindi non spezzata in due piani ma trasmessa di seguito, progressivamente. Non voglio scendere oltre nei dettagli tecnici dei sistemi di trasmissione TV. Basti sapere che a parità di risoluzione "progressivo" è meglio di "interlacciato" come resa qualitativa dell'immagine. La nostra televisione quindi viene trasmessa in modalità 576i con una risoluzione che corrisponde a 720 x 576 pixel. E fin qui siamo al "classico". Passando all'alta definizione, le cose si complicano perché ci sono ben 3 formati commercialmente noti.
La guerra dei formati
Due purtroppo sono stati appiattiti dentro il poco chiaro, ma molto noto marchio "HD Ready". La quantità di televisori che riportano la scritta
"HD Ready" è ormai elevatissima. Ma che significa "HD Ready"? Pronta per l'alta definizione: chi compra si aspetta quindi di avere un tv color capace di ricevere e visualizzare un segnale di migliore qualità.
Bisogna fare attenzione, perché l'HD Ready deve supportare la modalità 720p (dove "p" sta per progressivo) e può supportare la modalità 1080i. Può supportare perché non è detto che lo faccia: non tutti i televisori hanno questa seconda opzione, anche se generalmente è presente. Attenzione, perché anche qui l'apparenza può ingannare: tra la modalità 720p con risoluzione a 1280 x 720, e quella 1080i con risoluzione 1920 x 1080, c'è una grande differenza. Come abbiamo già detto, però, la modalità "progressiva" è meglio di quella "interlacciata" e per certe tipologie di contenuti, tipo lo sport, vedere in modalità 720p è preferibile che veder in 1080i. Ecco perché le due modalità sono state accoppiate, perché in realtà sono parte di una stessa famiglia di "quasi HD".
Sì, perché il vero significato che bisognerebbe dare al termine
"HD Ready" è di "Quasi HD". L'alta definizione, quella vera, quella che si vede bene, è un'altra e si chiama 1080p o "Full HD". La modalità 1080p è una risoluzione 1920x1080 in modalità progressiva. Il massimo che si possa avere. E l'HD 1080p è veramente impressionate. Vedere un contenuto girato e trasmesso a 1080p su un tv color predisposto è veramente un'esperienza nuova di televisione. Ma la vera HD non può essere vista sui televisori "HD Ready". Forse quell'etichetta, quella definizione è stata data con un occhio più rivolto al marketing che ai consumatori. Il popolo degli acquirenti dei Plasma o LCD 42 o 50 pollici "HD Ready" come si sente adesso, sa forse che l'alta definizione è un'altra cosa? Per capire meglio la grandissima differenza tra le varie modalità basta fare attenzione al numero di pixel che riescono a rappresentare, il vero fattore discriminante:
720p = 922,000 pixels / frame
1080i = 1,037,000 pixels / frame
1080p = 2,074,000 pixels / frame
Come si vede le due modalità 720p e 1080i sono molto vicine per numero di pixel espressi, mentre il 1080p è veramente un altro mondo. Attenzione, questo non significa che i televisori "HD Ready" siano tutti da buttare. La realtà forse è drammaticamente un'altra: i televisori HD oggi non servono praticamente a niente. Per vedere in HD è necessario avere una sorgente HD, altrimenti siamo sempre alla vecchia cara risoluzione. Di sorgenti potenziali HD ce sono tre.
HD, satellite e DTT
La prima è il broadcasting, la televisione che viene trasmessa. Ci sono quindi i DVD ed infine i videogiochi. Partiamo da questi ultimi, parlando naturalmente delle console cosiddette "next gen" ovvero ultime nate.
PlayStation 3 è l'unica che supporta l'HD a 1080p, sia per i film che potremo vedere con il lettore Blu-Ray, sia per i videogiochi. XBOX 360 supporta l'HD Ready, mentre il Nintendo Wii addirittura si ferma al 576i. Quindi, per quanto riguarda il mondo dei videogiochi per i prossimi 5 anni, solo i fortunati possessori delle costosissima e lontana a venire PS3 potranno godersi il 1080p.
Per tutti gli altri "next gen" c'è da aspettare la prossima generazione ancora. Per quanto riguarda invece i nuovi DVD, che stanno provando a proporre alle masse, sia il formato HD DVD che il Blu Ray supportano il 1080p, così come tutti gli altri formati HD. Peccato che non tutti i lettori supporteranno il 1080p, ma soprattutto che la ancora grande incertezza che circonda questi due standard e la scarsità di titoli sul mercato offrano rarissime occasioni per avere materiali di qualità da dare in pasto ai super plasma.
Molto più interessante è, invece, la questione dell'alta definizione legata al broadcasting.
Anche se la prima vera alta definizione, che nasce in Giappone negli anni '80, era analogica, la nostra cara vecchia TV non potrà mai regalarci l'HD: rimarremo sempre a 576i. L'unica possibilità di andare in HD è passare al digitale: Satellite, Digitale Terrestre o, naturalmente, Net TV.
Partiamo dal satellite, l'unica vera offerta esistente. In Italia satellite è quasi solo sinonimo di SKY che non ha mancato di aggiornare la sua offerta per fornire, per il momento, solo quattro canali in alta definizione: sport, nationl geographic, cinema, e un nuovo canale chiamato Next. Per ricevere questi canali l'abbonato SKY deve pagare un supplemento e prendere il set-top-box HD che supporta esclusivamente segnali in modalità 720p e 1080i. Niente full HD quindi, che comunque non sarebbe possibile avere per la maggior parte dei contenuti televisivi. Anche quelli importati dagli USA, pur oramai girati da tempo direttamente in 1080p, vengono distribuiti al massimo in modalità
interlacciata.
L'altra grande piattaforma che in Italia potrebbe distribuire l'alta definizione è il tanto chiacchierato Digitale Terrestre. Se ci si pensa, d'altra parte una trasmissione DTT non è altro che un flusso dati digitale a 24Mbs, un'ampiezza di banda più che sufficiente per l'HD, non però senza conseguenze.
Un esperimento interessante in questo senso è stato fatto in Inghilterra nello scorso mese di giugno durante i Campionati del Mondo di Calcio. Nell'area di Londra sono state trasmesse tutte le partite dei mondiali in alta definizione su un segnale digitale terrestre.
Sono state a questo scopo selezionate 450 famiglie alle quali è stato fornito uno "speciale" set-top-box fornito da ADB, in grado di ricevere un segnale codificato con l'ultimo nato tra gli algoritmi di compressione video, l'H264. È stata scelta questa soluzione perché il tema dell'ottimizzazione della banda è centrale nel cercare di ricavare dal digitale terrestre un offerta HD. Per il test londinese è stata affittata per la durata di 1 anno una nuova frequenza terrestre che è stata interamente dedicata allo scopo. Ben 20Mbits sono stati infatti utilizzati per le trasmissioni, che sono state effettuate in varie modalità per provare la risposta del pubblico.
Si è andati dai 19.5Mbps per una trasmissione in modalità 1080i (1440x1080) arrivando a 14.3Mbps per una trasmissione in modalità 720p (1280x720). La risposta del campione è stata molto positiva. Oltre il 70% dopo aver provato l'esperienza ha definito l'alta definizione un pezzo importante per la televisione del futuro. Peccato per l'enorme richiesta di banda. Anche con trasmissioni codificate in MPG4 H.264 non si è riusciti a scendere oltre il 14Mbs, la qual cosa rende molto poco probabile l'avere più di un canale ad alta definizione per ogni multiplex.
La situazione italiana, purtroppo, è ancora più preoccupante perché tutti i set-top-box presenti in Italia sono in grado di decodificare esclusivamente segnali codificati nell'ormai obsoleto MPEG2. Come è noto, l'MPEG2 ha un capacità di compressione nettamente inferiore al suo rivale più giovane. In modalità 1080i l'MPEG2 arriva a saturare quasi tutta la banda di una singola frequenza DTT, mentre, come abbiamo visto, con l'MPEG4 si può arrivare quasi a due canali. Il digitale terrestre si trova quindi in Italia stretto in una morsa particolarmente pericolosa: come piattaforma digitale potrebbe essere una eccezionale alternativa al satellite per offrire programmi ad alta definizione, trovando quindi un altro motivo razionale molto importante a giustificare la sua esistenza. Purtroppo l'attuale sistema trasmissivo ed il parco box in circolazione renderà molto difficile la partenza di canali HD, che andrebbero pericolosamente a rosicchiare capacità trasmissiva alla reti "canoniche". È un po' un cane che si morde la coda: la scarsezza di telespettatori "HD Ready" non permette al DTT di giustificare un passaggio così importante. L'assenza di offerta, d'altra parte, limita fortemente gli acquisti.
HD e NetTV, la chiave di volta
Ultima piattaforma che può offrire un'offerta ad alta definizione è quella della Net TV, la nostra preferita. In questo caso dobbiamo considerare la Net TV solo nella sua accezione "non lineare" e quindi per un tipo di fruizione "on-demand" del contenuto. Il Podcasting Video è l'esempio più emblematico di Net TV. In questa modalità lo spettatore non vede "in diretta", ma sceglie cosa vuole vedere e lo scarica o, meglio, si abbona al Podcast Video per ricevere in automatico tutte le nuove puntate trasmesse. Contenuti di questo tipo possono essere distribuiti in alta definizione.
Apple, ad esempio, già distribuisce per la maggior parte dei trailer cinematografici una versione HD, spesso in modalità 1080p. Sono pensati per essere visti con un PC, con QuickTime 7 in grado di decodificare MPEG4 H264, e prevalentemente su un monitor di computer che ormai ha una risoluzione molto simile a quella dal full HD, se non superiore. Lo spettacolo, per chi lo può vedere, è veramente entusiasmante.
È ragionevole pensare che anche il prossimo nascituro iPod per la TV chiamato per ora iTV, che Apple farà uscire nei prossimi mesi, abbia, oltre la già nota porta HDMI, anche il supporto a livello software per H264 e per l'HD. Questo potrebbe portare con grande rapidità molti contenuti distribuiti in rete in HD direttamente ad essere visualizzati sui super plasma 1080p.
Qualcuno, naturalmente, sta già provando a montare sopra questa nuova opportunità un modello di business. Dal servizio online Liberated Films, una sorta di YouTube dedicata ai cortometraggi, gli utenti possono vedere gratuitamente ma in "standard definition" i film presenti. Chi vuole godersi l'alta definizione deve pagare.
Tante invece cominciano ad essere le offerte di contenuti digitali in alta definizione, ai margini però della Net TV. Microsoft ad esempio con il suo Live! Marketplace permette da questo mese di comprare online film da scaricare e vedere direttamente sul XBOX 360. Qui l'HD, come sappiamo, è limitata a 1080i e con l'XBOX il mondo dei Podcasting Video è precluso.
Channel 4 in UK con il servizio 4oD, Wal-mart negli USA, fino ad arrivare ad iTunes di Apple, sono tutti servizi di download di contenuti digitali che offrono un alternativa HD per alcuni titoli.
Che siano contenuti generati dagli utenti, o da piccole produzioni, o blockbuster distribuiti dai grandi nomi, comunque la rete sembra essere una piattaforma molto promettente proprio per far decollare l'HD. Paradossalmente, è la piattaforma che ha meno problemi di banda. Il progressivo passaggio all'utilizzo del protocollo P2P anche da parte della "major" della distribuzione online, garantirà a questa piattaforma una capacità trasmissiva senza eguali.
Sarà interessante vedere come ed in che tempi evolveranno questi scenari. Per il momento, per questo Natale, la scelta forse più saggia è quella di rimanere a guardare.
Tommaso Tessarolo
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Parte da Caprera la ricerca sullo squalo elefante
Si tenta di censire e di conoscere meglio le abitudini di questo gigante del mare minacciato di estinzione che, come le balene, si nutre solo di planton
Parte da Caprera la ricerca sullo squalo elefante, una specie in via di estinzione. Da alcune settimane pescatori e diportisti hanno notato esemplari di questo gigante del mare, un animale che può raggiungere i dieci metri ed è il secondo più lungo del mondo. Niente a che vedere con il 'terrore degli abissi": questo squalo del tutto innocuo si nutre di plancton. La conferma della sua presenza è arrivata quando Simona Clò, reponsabile del settore conservazione natura del Centro Turistico Studentesco (CTS) e rappresentante per il Mediterraneo dello Shark Specialist Group dell'IUCN (Unione Mondiale per la conservazione della natura), insieme ad Eleonora De Sabata, coordinatrice del progetto Medsharks, hanno comunicato l'avvistamento di un esemplare di squalo elefante.
L'avvistamento è avvenuto nel Parco della Maddalena: prima sono state fatte delle fotografie, necessarie per l'identificazione, poi l'animale, di circa sei metri, è stato marcato: è stato introdotto un bussolotto sotto la pelle con un numero e ciò permetterà di riconoscerlo. A causa del cattivo tempo, con grandine, non è stato possibile fare riprese sottomarine, anche per sapere se è maschio o femmina.
Lo squalo elefante è una specie in via di estinzione ed il progetto di ricerca è l'unico in Mediterraneo per lo studio di questa specie nel suo ambiente naturale. "Gli squali elefante, un tempo molto comuni, vanno dove c'è la corrente - spiega Simona Clò - perché questa trasporta il loro nutrimento, il macroplancton. In genere vivono in mare aperto e non conosciamo le loro abitudini, le loro rotte".
La prossima volta le ricercatrici oltre al bussolotto applicheranno all'animale anche una apparecchiatura, del valore di 3.500 dollari, in grado di fornire dati precisi come la latitudine, la profondità e la temperatura dell'acqua in cui ha nuotato. "Il chip registra tutto e, ad una data precisa, si stacca e invia i dati al satellite - specifica Eleonora De Sabata -, se tutto va bene, ce li ritroviamo direttamente nella posta elettronica". Le informazioni sul primo avvistamento saranno spedite direttamente alla banca dati americana del National Marine Fisheries and Service, che fa, da 50 anni, il lavoro di identificazione sugli squali.
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Giro del mondo senza scalo, un nuovo record per Steve Fossett
A bordo del "Virgin Atlantic Global Flyer", ha volato per 42.450 chilometri ed ha battuto in soilitaria il primato conquistato venti anni fa da Dick Rutan e Jeana Yeager
L'eccentrico miliardario americano Steve Fossett ha conquistato il record del volo senza scalo più lungo nella storia dell'aviazione. Partito mercoledì 8 febbraio dalla Florida, è atterrato sabato 11 in Inghilterra percorrendo 42.450 chilometri senza mai toccare terra. L'impresa ha avuto però un finale da brivido. Mentre il pilota solitario puntava verso la destinazione finale, che doveva essere l'aeroporto internazionale del Kent, nel sud-est dell'Inghilterra dove era atteso per le 18, l'aereo ha avuto problemi al sistema elettrico. Fossett, 61 anni, ha lanciato l'Sos ed è stato immediatamente dirottato verso l'aeroporto di Bournemouth, nel Dorset, sulla costa sud dell'Inghilterra. Mentre atterrava, intorno alle 18,30, due pneumatici sono esplosi, ma Fossett è riuscito a controllare il velivolo e tutto si è concluso per il meglio.
Fossett, che l'anno scorso fece il giro del mondo in aereo senza soste e in solitario, era decollato dalla base della Nasa di Cape Canaveral, in Florida, per battere un record che regge da una ventina di anni. Oltre ad un giro completo della Terra, una volta tornato sui cieli del sud della Florida, il miliardario americano - ancora una volta finanziato dal numero uno della Virgin, il britannico Richard Branson - ha attraversato di nuovo l'Atlantico, alla volta dell'Inghilterra. Con la sua impresa ha battuto sia il record di volo in mongolfiera stabilito nel 1999 dal britannico Brian Jones e dal francese Bertrand Piccard, sia quello in aereo che avevano stabilito nel 1986 Dick Rutan e Jeana Yeager. Come l'atterraggio, anche il decollo aveva presentato dei problemi. Fortemente appesantito da quintali di carburante, il piccolo aereo ha effettuato una fase di rullaggio più lunga del previsto e, appena alzatosi da terra, ha anche urtato due uccelli, per fortuna senza conseguenze.
L'aereo a bordo del quale Fossett ha fatto il suo secondo giro del mondo è lo stesso del record dell'anno scorso, il "Virgin Atlantic Global Flyer", che già in passato aveva avuto problemi di perdite di carburante, in particolare durante le 67 ore di volo del primo giro del mondo. Il Global Flyer è munito di un canotto di salvataggio e di un paracadute, e possiede un dispositivo di allarme via satellite per rintracciare il pilota in caso di naufragio. Un sito web ad hoc, che porta il nome del velivolo, ha permesso di seguire la missione di Fossett, passo dopo passo.
Il Flyer ha volato ad una quota media di circa 13.000 metri, ad una velocità di circa 650 chilometri orari. Negli oltre tre giorni in cui è rimasto in volo, Fossett ha sorvolato le isole Canarie, Algeria, Libia ed Egitto. Una volta superato il Mar Rosso e i Paesi del Golfo, ha sorvolato India, Bangladesh, Cina e Giappone. Dopo il Pacifico (una traversata di circa 17 ore), ha raggiunto le coste della Bassa California, in Messico, e quindi ha puntato verso il sud della Florida attraversando il Texas meridionale. Quindi, ha fatto la seconda traversata dell'Atlantico, costeggiando prima gli Stati Uniti e il Canada e passando poi a sud della Groenlandia.
Negli ultimi 20 anni, Fossett, 62 anni, è stato protagonista di imprese sportive eccezionali ed estreme. Originario di Chicago, dopo essere riuscito con il suo lavoro ad accumulare un patrimonio di 200 milioni di dollari, ha collezionato i più svariati record sportivi: ha attraversato la Manica a nuoto, ha corso nella 24 ore di Le Mans, ha scalato alcune fra le vette più alte del mondo. Ecco alcune tra le imprese che lo hanno reso famoso.
Il 10 dicembre 2001 batte il record di traversata a vela della Manica con il suo catamarano gigante "PlayStation". Per raggiungere Dinard, sulla costa francese, da Cowes, in Gran Bretagna, impiega 6 ore, 21 minuti e 54 secondi.
Il 16 agosto 2001 stabilisce con la sua mongolfiera "Solo Spirit" il record di volo da solo, detenuto dal marzo 2000 da Kevin Uliassi.
Il 2 luglio 2002, dopo cinque tentativi falliti (uno l'anno dal 1996), stabilisce il record del giro del mondo in mongolfiera in solitario. In soli 13 giorni completa la circumnavigazione della Terra con la mongolfiera "Spirit of Freedom", riuscendo in un'impresa che prima di lui era stata portata al successo dalla coppia svizzero-britannica Piccard-Brian Jones. In uno dei tentativi Fossett rischia la vita, quando il suo pallone aerostatico precipita nel Pacifico da 8.800 metri di quota.
Il 16 novembre 2003 batte il record mondiale di distanza con un aliante compiendo un volo di 12 ore lungo la Cordigliera andina.
Il 5 aprile 2004 stabilisce il nuovo record (58 giorni, 9 ore, 32 minuti e 45 secondi) del giro del mondo a vela con equipaggio. A bordo del maxi-catamarano "Cheyenne" migliora di sei giorni il vecchio primato conquistato due anni prima dal francese Bruno Peyron. L'imbarcazione, partita da Plymouth, taglia il traguardo virtuale tra l'isola francese di Ouessant e Capo Lizard in Inghilterra al termine di un periplo di 25.650 miglia.
Il 3 marzo 2005 diventa il primo uomo al mondo ad aver girato il globo in 67 ore da solo su un aereo senza soste. Settantotto anni dopo la prima transvolata solitaria dell'Atlantico, Fossett con il suo aereo "GlobalFlyer" - sponsorizzato dalla compagnia aerea Virgin dell' amico Richard Branson - riusce ad attraversare tutti i meridiani ritornando al punto di partenza, l'aeroporto municipale di Salina, nel Kansas.
L' 11 febbraio 2006 dopo essere decollato l'8 febbraio con il suo aereo Virgin Atlantic Global Flyer dalla base di Cape Canaveral, in Florida, batte con 40.219 chilometri il record mondiale di volo in aereo senza scalo e senza rifornimento in volo e atterra all'aeroporto di Bournemouth, nel sud dell'Inghilterra.
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Una tuta spaziale disabitata vola intorno alla Terra e invia messaggi
Da una quota iniziale di 350 chilometri, dove si trova la Stazione Spaziale dalla quale è stato lanciato, il vecchio scafandro russo scenderà via via fino a disintegrarsi nell'atmosfera
Lo scafandro d'un astronauta che fluttua nello spazio: pare una scena di "2001 Odissea nello Spazio", ma non ha nulla di drammatico, è solo un esperimento scientifico, ed anche un modo di liberarsi d'un sacco di roba vecchia che s'accatasta dentro la Stazione spaziale. Prima di intraprendere una passeggiata spaziale, i due attuali inquilini della Iss, il comandante della Stazione, l'americano Bill McArthur, e l'ingegnere di volo russo Valery Tokarev, hanno gettato letteralmente fuori dalla porta, nello spazio, una vecchia tuta spaziale riempita di indumenti usati e di una radio trasmittente.
In realtà, anche questo è un esperimento scientifico che si chiama SuitSat-1 e nasce dall'idea d'un radioamatore russo: il trasmettitore dentro lo scafandro (una vecchia tuta russa Orlan)contiene messaggi registrati in sei lingue e diretti ai radioamatori, prima che l'orbita del relitto spaziale progressivamente si abbassi dai 350 chilometri della ISS fino al rientro nell'atmosfera dove si disintegrerà. A raccogliere i messaggi, sulla frequenza FM 145,990 MHz, oltre ai radioamatori, saranno scuole che partecipano all'iniziativa. Grazie a sensori interni che ne controllano la temperatura e il livello delle batterie, SuitSat-1 fornisce a terra i suoi dati telemetrici che la Nasa riporta sul web. L'abbandono nello spazio dello scafandro imbottito nasce dall'idea d'un radioamatore russo. A raccogliere i messaggi, oltre ai radioamatori, anche numerose scuole che partecipano all'iniziativa.
Dopo un iniziale momento in cui la Nasa credeva di aver perso i segnali inviati dalla radio all'interno della tuta, forse a causa dell'eccessivo raffreddamento delle batterie, ci si è poi accorti che la tuta spaziale sta mandando segnali radio, sia pure debolissimi. Un portavoce di un'organizzazione di radioamatori ha detto che i segnali sono ''flebili, distanti e veramente difficili da raccogliere, ma sono vivi".
Ricevere i segnali non è facile: in ogni località i messaggi potranno essere captati per pochi minuti, da quando la tuta appare sull’orizzonte a quando scompare. Questo passaggio è molto veloce, perché la tuta (come la Stazione Spaziale) compie un’orbita completa intorno alla Terra in circa 90 minuti. La cosa divertente è che nei messaggi trasmessi sono state inserite delle parole nascoste: le scuole che riescono a identificarle dovranno mandare un messaggio alla comunità dei radioamatori (ARISS) che poi procederà alla premiazione finale.
La tuta rimarrà in orbita per circa 6 settimane, per cadere infine verso Terra, bruciandosi nel rientro in atmosfera.
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Il crollo delle donazioni: -30% alla fine del 2005
Per quanti aspettano un trapianto “le speranze sono ormai al lumicino”. L’allarme arriva dalle associazioni dei pazienti in attesa di un organo fondamentale per la loro sopravvivenza, dopo la pubblicazione degli ultimi dati sulle donazioni da parte del Tribunale del malato.
Le statistiche già basse del 2004, sono andate peggiorando: a fine 2005, la flessione era del 30%. Non solo: al calo delle donazioni si è aggiunta la crescita delle opposizioni delle famiglie (4 rifiuti ogni 10 possibili donatori) all’espianto di organi dai propri congiunti dei quali è stata dichiarata la morte cerebrale.
Ma vediamo i numeri di questa crisi. La flessione interessa tutti gli organi, dal fegato al cuore, dai reni ai polmoni. E analizzando i dati relativi alle singole regione il quadro è assai poco confortante: nel Lazio sono circa mille i pazienti in attesa: 781 per un rene; 31 per il cuore; 153 per il fegato; 23 per un polmone. E nel 2005 sono stati eseguiti 38 trapianti in meno rispetto all’anno precedente: 124 contro 162. Il discorso è lo stesso anche se si analizzano i dati di impianto del fegato (91 contro 123) o di polmone (3 contro 8). Lieve, invece, la flessione per quelli di cuore: 20 contro 21.
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Polsi e pollici a rischio per la "sms mania"
Siete fan dei messaggi tramite telefonino? Fate attenzione a pollici e polsi. Con la frenesia della scrittura di Sms, infatti, crescono anche dolori e piccoli acciacchi alle articolazioni di mani e braccia. È nata addirittura una nuova patologia, il “danno da sforzo ripetuto” (Rsi), sottolineata da un boom che la rende quasi un’epidemia: più 38% in cinque anni, con 3,8 milioni di neo vittime l’anno.
I dati arrivano da un’indagine britannica condotta per conto del colosso della telefonia Virgin Mobile. Il sondaggio evidenzia i numeri di una dipendenza che non accenna a diminuire: più del 12% degli intervistati dice di comporre 20 Sms al giorno e il 10% arriva a digitarne addirittura 100.
L’esercito degli “sms addicted” (i drogati dei messaggi) corre rischi non soltanto per la quantità delle lettere digitate sulla tastiera del cellulare, ma anche per la velocità con cui il dito corre. Basti un caso da Guinness: Craig Crosbie, operaio scozzese, è in testa alla classifica degli autori più veloci del mondo con 160 caratteri scritti in soli 48 secondi.
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| 26/02/2006
Untrusted/ Non chiamatelo Palladium
di Alessandro Bottoni - Non tutti i componenti software necessari ai computer blindati sono in commercio. Ecco cosa c'è da aspettarsi con l'arrivo di Windows Vista. I dettagli
Roma - Per sfruttare le funzionalità offerte dal Fritz Chip [ http://punto-informatico.it/p.asp?i=57461
] (TPM), o quelle offerte dalla architettura LaGrande [ http://punto-informatico.it/p.asp?i=57677
] di Intel, è necessario del software. Più in dettaglio, sono necessari i seguenti elementi:
- un BIOS in grado di attivare/disattivare le funzionalità Trusted Computing del sistema, di gestire il Fritz Chip durante il normale funzionamento della macchina e di collaborare con il Fritz Chip nella verifica della "affidabilità" del sistema al momento del bootstrap;
- i driver necessari per pilotare il Fritz Chip ed il resto della architettura di Trusted Computing;
- un kernel in grado di avviare le applicazioni che utilizzano le funzionalità del Trusted Computing e di gestirle;
- le applicazioni in grado di sfruttare l'architettura Trusted Computing.
Di tutto questo insieme di componenti software, non tutti sono disponibili:
- alcuni produttori di BIOS hanno già messo in produzione dei prodotti compatibili con il Trusted Computing (più esattamente, compatibili con il solo Fritz Chip);
- sono disponibili, presso i relativi produttori, i driver per i Fritz Chip;
- nel kernel di Linux (rel 2.6.12) sono già inclusi di default i driver per i Fritz Chip Atmel, IBM ed Infineon).
Questa situazione è destinata a cambiare radicalmente nel 2008, con l'arrivo sul mercato di Microsoft NGSCB (Next-Generation Secure Computing Base). NGSCB è l'architettura software necessaria per pilotare la sottostante architettura hardware "LaGrande" di Intel (e, presumibilmente, anche "Presidio" di AMD). A quanto pare, NGSCB arriverà sul mercato come componente del Service Pack 2 di Windows Vista, previsto appunto per il 2008.
NGSCB è un progetto molto ambizioso, avviato da Microsoft ed Intel nel 1999, ed orginariamente noto come Palladium. Nel 2003 ha cambiato nome in NGSCB. Microsoft ha giustificato il cambiamento di nome facendo appello ad un presunto conflitto di trademark con un'altra azienda ma praticamente nessuno è disposto a credere a questa versione. È piuttosto ovvio che il nuovo nome permette a NGSCB di sfuggire alle aspre critiche che sono state rivolte a Palladium sin dalla sua nascita e che ne avevano comportato il congelamento.
NGSCB è composto dei seguenti elementi:
Driver: i driver necessari per pilotare il Fritz Chip ed il resto della architettura di Trusted Computing.
Nexus: un kernel di sicurezza per Windows Vista in grado di interagire con un BIOS Trusted Computing e con il Fritz Chip. Il Nexus si occupa del lancio e della gestione delle applicazioni Trusted Computing (cioè degli NCA)
NCA: Nexus Computing Agents, cioè le applicazioni che sfruttano le funzionalità del Trusted Computing. Può trattarsi di programmi applicativi, come MS Word, o di componenti del sistema operativo, come i driver del masterizzatore.
NGSCB è stato progettato come complemento software di Intel LaGrande e per funzionare ha bisogno di una macchina dotata di questa architettura hardware o di una equivalente, come AMD Presidio. Sia Intel LaGrande che AMD Presidio utilizzano al proprio interno il Fritz Chip ma, per quanto è dato saperne, la sola presenza del Fritz Chip sulla macchina non è sufficiente per supportare NGSCB.
Le funzionalità offerte da NGSCB e da LaGrande sono molto più ampie di quelle fornite dal solo Fritz Chip. Di conseguenza, le rassicurazioni fornite dal celebre ingegnere IBM David Safford nel suo famoso "rebuttal" (qui in pdf), riguardo al rispetto della privacy da parte del Fritz Chip, semplicemente non si applicano a questo caso. NGSCB fa molto di più e molto di peggio di quanto possa fare il solo Fritz Chip. Una parte delle funzionalità "estese" di NGSCB e LaGrande sono previste dai documenti del Trusted Computing Group [ https://www.trustedcomputinggroup.org/home ] (TCG) che riguardano la "architettura generale del sistema" ma molte altre funzionalità sono del tutto proprietarie e coperte da brevetto. Nessuno, al di fuori di Microsoft e di Intel, le potrà usare per creare un sistema operativo compatibile con il futuro Windows Vista 2008.
Quasi tutte le funzionalità di NGSCB servono semplicemente per rendere accessibili al software le funzionalità della piattaforma LaGrande sottostante. Di conseguenza, c'è una larga sovrapposizione tra le funzionalità rese disponibili da NGSCB e quelle rese disponibili da LaGrande. Le funzionalità più importanti di questo sistema hardware/software sono le seguenti:
Protected Execution (fornita da Intel LaGrande, non dal Fritz Chip).
Questa funzionalità permette di eseguire un programma con la garanzia che nessun'altro programma possa interferire con il suo funzionamento.
Curtained Memory (fornita da Intel LaGrande, non dal Fritz Chip).
Questa funzionalità protegge i dati di un programma in memoria (in RAM) in modo che nessun'altro programma li possa leggere, copiare o modificare.
Protected Input/Output (fornita da Intel LaGrande, non dal Fritz Chip):
Quesa funzionalità protegge i canali di input (dalla tastiera, dal mouse e dal microfono verso il PC) e di output (dal PC verso il display o le casse audio) in modo che nessun'altro programma possa leggere, copiare o modificare i dati in transito. Questa funzionalità viene vista da molti osservatori come un potente strumento anticopia (DRM).
Sealed Storage (Fornita dal Fritz Chip):
Questa funzionalità permette di cifrare un documento in modo che la sua decifrazione sia possibile solo sullo stesso PC e con la stessa configurazione esistente al momento della cifratura. Questa funzionalità serve ad impedire l'uso di lettori e visualizzatori "alternativi" a quelli originali ed in grado di bypassare le protezioni poste a guardia dei contenuti (film, musica, documenti, etc.). Molti osservatori la considerano come un'altra funzionalità utile quasi soltanto ai sistemi DRM.
A questo proposito occorre ricordare che il Fritz Chip, con il solo supporto dei suoi driver software, mette già a disposizione dei programmi alcune funzionalità crittografiche molto importanti, come:
- cifratura e decifratura "al volo" di documenti e flussi di dati (canali di comunicazione);
- firma digitale di documenti, messaggi ed altri oggetti digitali. Verifica delle firme per stabilire che il messaggio sia intatto e provenga realmente dal mittente dichiarato;
- certificazione della integrità delle configurazioni hardware e software del PC (Attestazione);
- memorizzazione sicura delle chiavi di cifra all'interno del Fritz Chip.
Attestation (Fornita dal Fritz Chip):
Tra le altre cose, questa funzionalità permette ad un estraneo, connesso al nostro PC attraverso la rete, di stabilire la reale identità del nostro computer e di verificare quale sia la sua reale configurazione, a dispetto di quello che noi stessi siamo disposti a rivelare di questi elementi. Curiosamente, per l'utente locale (noi), effettuare le stesse verifiche può essere molto più difficile, o persino impossibile, senza una apposita smart card esterna. Questa funzionalità viene vista da molti osservatori come una pesante violazione della privacy. Contro questa funzionalità si concentrano da sempre le critiche più feroci al Trusted Computing. Seth Schoen, di EFF, ha proposto una soluzione a questo problema chiamata "Owner Override". Questa soluzione è stata prontamente rifiutata dagli interessati, per voce di David Safford di IBM.
Protected Launch (fornita dal BIOS e dal Fritz Chip insieme):
Questa funzionalità serve a garantire che durante tutta la procedura di avviamento del PC si passi solo attraverso degli stadi "affidabili", nel senso che non siano presenti programmi o componenti hardware ritenuti inaffidabili dal sistema di Trusted Computing (l'opinione dell'utente su questo punto è irrilevante). Questo permette di impedire l'avviamento del sistema con driver, schede e/o sistemi operativi modificati in modo da scavalcare una o più delle funzionalità del Trusted Computing.
Tra le funzionalità di NGSCB che non derivano direttamente da quelle di LaGrande potrebbero esserci la gestione di whitelist/blacklist e la protezione anticopia del sistema operativo.
Recentemente Microsoft ha annunciato che su Windows Vista permetterà soltanto l'uso di driver certificati. Secondo molti osservatori, questa decisione apre la strada alla creazione di whitelist contenenti l'elenco dei programmi e dei componenti hardware "graditi" a Microsoft ed ai suoi partner. Nello stesso modo, è possibile che vengano redatte delle blacklist che contengono l'elenco dei programmi che non potranno essere usati su macchine LaGrande/NGSCB. Tra questi programmi sgraditi potrebbero esserci molti concorrenti scomodi, come OpenOffice e Linux. La documentazione di Intel LaGrande fa esplicito riferimento a liste di programmi e componenti hardware ritenuti "affidabili".
Sempre secondo Microsoft, Windows Vista disporrà da subito del supporto minimo indispensabile per sfruttare il Fritz Chip, dove presente, come sistema anticopia, in modo da impedire l'installazione abusiva della stessa copia del sistema operativo su più macchine. Una funzionalità molto simile a questa è già presente nei nuovi MacIntosh con architettura Intel e serve ad impedire che il prezioso sistema operativo di Apple, McOS X, venga installato su PC Intel generici invece che sulle macchine originali Apple.
Alessandro Bottoni
http://laspinanelfianco.wordpress.com/
fonte punto informatico.it
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Windows Vista troppo sicuro?
L'intelligence anglosassone è preoccupata per la buona qualità del sistema di protezione di Windows Vista: il cracking a fine investigativo potrebbe risentirne. C'è chi teme una backdoor di Stato
Ross Anderson, specialista di sicurezza informatica e docente presso la Cambridge University, ha informato gli enti inquirenti che dovranno prepararsi a lottare con una miriade di file criptati con Vista. Insomma, l'unica ricetta per l'accademico è che Microsoft crei una backdoor per le esigenze investigative.
"Entro la fine dell'anno, lo scenario della criptazione informatica verrà stravolto da Windows Vista", ha confermato Anderson. Il pericoloso sistema operativo, infatti, adotterà la tecnologia BitLocker Drive Encryption che sfrutta le potenzialità di un chip, denominato TPM (Trusted Platform Module), integrato ai computer "trusted".
Gli utenti potranno non solo criptare tutti i dati contenuti nell'hard disk, ma anche lo stesso OS e il boot. Il colosso statunitense ha dichiarato infatti che BitLocker è stato creato per preservare la sicurezza del sistema e "assicurare che i dati archiviati su un PC non possano essere accessibili dall'esterno anche quando il sistema operativo è offline".
Microsoft ha sviluppato questa soluzione hardware/software proprio per prevenire la violazione esterna dei file e allo stesso tempo per negare il downloading di film e contenuti multimediali senza licenza.
"Tutto questo vuol dire che di default l'hard disk è criptato con una chiave che non si può ottenere fisicamente. L'effetto collaterale è che le indagini saranno decisamente più difficili; sottrarre dei file con un setup realizzato con competenza sarà piuttosto difficile", ha aggiunto Anderson.
Anderson sostiene che l'Home Office britannico debba trovare un compromesso con Microsoft prima che Vista venga commercializzato. "I sistemi di cifratura possono essere buoni o inutili. Se sono buoni si può sperare in una password o lasciar perdere", ha dichiarato Anderson.
Le esternazioni di Anderson non sono casuali: dalla Commissione per gli Affari interni infatti più volte sono giunte lamentele sul fatto che i sospetti possano dichiarare di aver perso le chiavi di decifratura, a quel punto è solo la Giuria che può decidere se considerare queste giustificazioni come un rifiuto di risposta o altro. "Siamo già in contatto con Microsoft e stiamo affrontando la questione", ha confermato un portavoce del Home Office.
Sebbene non sia la prima volta che problemi del genere vengono messi sul tappeto, è chiaro che per Microsoft la questione è particolarmente delicata. Non è detto infatti che gli utenti reagiscano nel migliore dei modi all'idea della possibile presenza di una backdoor governativa.
"Il nostro obiettivo continua ad essere quello di mettere a disposizione dei nostri clienti prodotti che gli permettano un maggiore controllo e sicurezza dei loro PC. Il tutto per far esprimere al massimo il loro hardware. Windows Vista si propone come il sistema operativo più sicuro della linea Windows", ha dichiarato la portavoce dell'azienda di Redmond. "Allo stesso tempo stiamo collaborando con le forze di polizia per agevolarle nella comprensione delle soluzioni di sicurezza adottate. La nostra disponibilità nei confronti degli inquirenti, dei Governi e delle aziende per rendere Internet un luogo sicuro è massima".
Dario d'Elia
fonte punto informatico.it
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Polemiche sul DTT, Soru di nuovo all'attacco
I consumatori di Adiconsum concordano con il governatore della Sardegna Soru, che ritiene impossibile la chiusura dell'analogico il 16 marzo. Soru: il DTT? Un inganno che va cancellato
Roma - "Il 16 marzo prossimo è impossibile chiudere l'analogico". Con queste parole, il Governatore della Sardegna Renato Soru dimostra di non voler cedere allo "switch-off" e ribadisce che per tutto il 2006 non sarà possibile spegnere i ripetitori della TV analogica e si dovrà procedere ancora con la sperimentazione della televisione digitale terrestre.
Le località interessate al primo passaggio "forzato" al DTT sono quattro capoluoghi sardi (Cagliari, Sassari, Oristano, Nuoro) con oltre 250 comuni del circondario, e alcune località della Valle d'Aosta (Aosta, Saint Vincent e altri 24 comuni). La scadenza si avvicina e le posizioni di governo e regioni divergono sempre di più.
La polemica sta assumendo toni sempre più accesi. Soru, che da tempo ha dichiarato di ritenere lo switch-off anticipato per Sardegna e Val d'Aosta una sciocchezza, ha ora attaccato ulteriormente il Governo. "Credo - ha sottolineato durante un convegno a Cagliari - che il digitale terrestre, per come è stato gestito, sia un inganno colossale che spero il centrosinistra cancelli nei prossimi mesi".
Lo scorso anno, durante la Prima Conferenza Nazionale sulla Televisione Digitale Terrestre, nelle parole di Soru c'era molto più entusiasmo: "Quello che ci apprestiamo a fare è solo un passaggio tecnologico per veicolare le stesse informazioni istituzionali che oggi passano attraverso altri mezzi, come la carta stampata e Internet, e per migliorare i servizi della pubblica amministrazione". Il cambio di rotta, rispetto al calore manifestato nel 2005, è spiegato in questa affermazione: "Su questa vicenda è necessario fare chiarezza visto che l'accordo a suo tempo raggiunto è stato in gran parte disatteso, soprattutto per quello che riguarda l'interattività che doveva essere garantita e che non sono in grado assolutamente di assicurare gli attuali decoder. Quando ci è stato proposto di fare da sperimentatori per il digitale terrestre, ci era stato assicurato che non si trattava solo di televisione, ma di una vera rivoluzione che avrebbe consentito di superare questo gap, avvicinando i cittadini alla Pubblica amministrazione e a tutte le possibilità offerte dai servizi interattivi. Invece, per ora, abbiamo visto che l'unica sperimentazione che funziona è quella delle carte prepagate di due piattaforme televisive".
Non è una sorpresa la posizione estremamente critica assunta negli ultimi mesi dall'ex numero uno di Tiscali nei confronti del DTT all'italiana. E le sue nuove esternazioni non devono essere risultate gradite al sottosegretario del ministero delle Comunicazioni, Paolo Romani, che afferma: "Il digitale terrestre non può considerarsi affatto un inganno, ma rappresenta una grande opportunità di Innovazione tecnologica che il nostro Paese sta perseguendo fin dal 2000 e che trova unanime consenso in tutta Europa" e ricorda che lo switch-off delle città di Sardegna e Val d'Aosta è stato programmato in accordo con le Regioni. "Eravamo e rimaniamo in attesa di un incontro definitivo chiarificatore con le due Regioni e, quindi, raccolgo l'invito del Presidente Soru, non per accettare i suoi termini ultimativi, ma per proseguire il discorso sul digitale terrestre con colloqui costruttivi".
In linea con le parole di Soru è Adiconsum, estremamente dura nei confronti del Sottosegretario Romani, al quale rimprovera: "Non sente ragioni e a testa bassa continua a minacciare la chiusura della televisione analogica per il 16 marzo".
L'associazione motiva la propria critica nei confronti di Romani con un elenco di motivi:
- "Non ascolta la RAI che dichiara di non poter garantire a tutti il segnale digitale.
- Non guarda i numeri che dicono che più del 40% dei cittadini in Sardegna non hanno il decoder.
- Non ascolta gli esperti della Fondazione Bordoni (centro studi dello stesso ministero) che ci informano che i decoder in commercio non permettono l'alta definizione.
- Non ascolta i docenti universitari che fanno sapere che per un corretto sviluppo del DTT occorre prima fare un serio piano di assegnazione delle frequenze.
- Non si è accorto che nessun servizio di tGovernment è in funzione e che gli esperimenti non si fanno a danno dei cittadini.
- Non si è accorto che nel resto d'Europa nessuno chiude l'analogico fra un mese ma forse nel 2012.
- Non si è accorto che nel resto d'Europa nessuno progetta servizi interattivi con il DTT ma preferisce la banda larga.
- Non si è accorto che siamo in campagna elettorale e non è possibile lasciare parte della popolazione senza informazione televisiva.
- Non si è accorto che due comunità regionali, attraverso i loro rappresentanti, non accettano le imposizioni".
L'associazione, nel precisare di non essere contraria a nessuna innovazione tecnologica, si rivolge alle istituzioni per ribadire "la necessità di riprogrammare le modalità per la transizione al digitale terrestre e chiede, nuovamente, che in Sardegna e Valle D'Aosta si faccia per tutto il 2006 una VERA sperimentazione coordinata dalle Regioni, con dei comitati tecnici, rappresentativi di TUTTI (consumatori compresi) gli interessati al digitale terrestre. Adiconsum chiede alle Amministrazioni regionali di Sardegna e Valle d'Aosta di agire con tutti gli strumenti istituzionali in loro possesso, per salvaguardare i consumatori garantendo la visione della tv analogica anche dopo il 16 marzo, una corretta informazione e un adeguato passaggio al digitale".
Dario Bonacina
fonte punto informatico.it
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Rootkit vietati per legge?
Il Dipartimento della Homeland Security statunitense ritiene che il problema dei rootkit potrebbe essere risolto con una legge ad hoc. Gli analisti non ne fanno tanto una questione di diritto quanto di falle da tappare
Washington (USA) - Lo scandalo del rootkit Sony BMG volge all'epilogo, e almeno questa volta i consumatori potrebbero approfittarne, registrando una vittoria senza precedenti. Il Dipartimento della Homeland Security (DHS) americano ha infatti annunciato di volersi impegnare nella "sponsorizzazione" di una legge che metta al bando i chiacchierati rootkit.
Un annuncio sorprendente, ma giustificato dal fatto che questi strumenti sono in grado di creare vere e proprie "backdoor" facilmente utilizzabili dai cracker. "L'esperienza Sony ha dimostrato che abbiamo bisogno di pensare ai timori dei consumatori. Non devono essere messi in condizione di sorprendersi degli effetti collaterali di alcune applicazioni", ha dichiarato Jonathan Frenkel, direttore della "law enforcement policy" presso DHS.
Già, tra gli "effetti collaterali" vi sono proprio le falle lasciate aperte dal DRM Sony BMG. Nel novembre scorso SophosLabs aveva individuato un nuovo Trojan che ne sfruttava le debolezze. "Le aziende adesso sanno che non devono istallare rootkit sui PC. Una regolamentazione o legislazione al riguardo comunque non può essere considerata una soluzione per tutti i casi, ma utile solo in alcune circostanze", ha aggiunto Frenkel. "Tutto ciò che possiamo fare è parlare con le imprese e metterle un po' in imbarazzo. Non abbiamo l'autorità per legiferare, ma possiamo comunque sostenere la causa".
Sony BMG non è certamente l'unica ad essere incappata in problemi di questo genere. Anche Symantec è dovuta correre ai ripari per un rootkit presente su Norton SystemWorks. L'industria dell'intrattenimento, comunque, non sembra essere turbata dal "pubblico sdegno". All'inizio della settimana, infatti, F-Secure ha annunciato di aver scoperto un altro rootkit sulla versione DVD tedesca del film "Mr. and Mrs. Smith". E la stessa Sony BMG ha recentemente annunciato profitti record.
"Sebbene il tentativo delle aziende di proteggere la loro proprietà intellettuale possa essere considerato legittimo, vi sono dei limiti. I PC, dove vengono istallati i software, non sono di loro proprietà", ha dichiarato Jonathan B. Spira, CEO di Basex. "Installare file nascosti che possono compromettere la sicurezza, secondo la mia opinione, contravviene alle direttive presenti nei contratti fra gli editori e i clienti", ha dichiarato Spira.
"I rootkit di questo genere dovrebbero essere considerati fuorilegge, ma questo non vuol dire che bisogna aprire la strada alla messa al bando di tutti i sistemi di protezione che sfruttano tecniche di invisibilità per proteggersi", ha dichiarato Mikko Hypponen, CEO di F-Secure. "Il problema più grande con il caso Sony BMG è stato che i virus potevano avvantaggiarsi del rootkit, non solo l'azienda".
Insomma, gli analisti concordano sul fatto che il problema delle eventuali falle da rootkit debba essere risolto. Una volta raggiunto l'obiettivo, il caso finirebbe per essere considerato risolto, con dispiacere di chi sostiene la totale illegalità dei sistemi "ombra". Electronic Frontier Foundation (EFF), comunque, ha vinto nella sua class action contro Sony BMG, risoltasi con un accordo lo scorso dicembre. Tutti coloro che hanno acquistato CD Sony con First4Internet XCP e SunnComm MediaMax potranno ottenere soddisfazione spedendo una lettera alla major e ricevere, in cambio, CD "ripuliti" dalle tecnologie DRM. Non sarà granché ma di questi tempi la possibilità di rivalsa, per quanto contenuta, viene considerata da EFF un timido raggio di sole.
Dario d'Elia
fonte punto informatico.it
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La nuova ADSL all'italiana
Con la nuova delibera dell'Autorità tornano al centro le ADSL senza voce e il canone aggiuntivo. E si aprono spazi nuovi, mentre si disegna il vero lancio di ADSL 2 plus. Per i provider una mezza vittoria. Per gli utenti?
Roma - Arriva la delibera tanto attesa e comincia la battaglia per la nuova ADSL italiana. Le prossime settimane saranno decisive per definire come saranno le offerte dei prossimi anni, in termini di prezzi, velocità, modalità di acquisto.
Non sorprende quindi che l'Agcom (Autorità Garante delle comunicazioni) ci abbia messo due mesi per pubblicare la delibera, dopo che il testo era già stato approvato e il cuore delle novità era già di pubblico dominio. Il tema è infatti delicato, muove grandi interessi e ha già conosciuto la furia delle polemiche. Alla fine, rispetto alle anticipazioni, la delibera contiene novità che i provider considerano "una mezza vittoria", come dice a Punto Informatico Stefano Quintarelli, presidente di AIIP, l'associazione dei principali provider italiani. È stato soprattutto AIIP a fare battaglia perché il testo provvisorio della delibera venisse modificato in modo da lasciare più spazio ai concorrenti nel mercato dell'ADSL che verrà. "Alla fine, vedendo la delibera, abbiamo ottenuto importanti risultati e siamo soddisfatti per l'attenzione che ha dato Agcom alle nostre richieste", aggiunge Quintarelli.
Una delle novità che si apprendono ora riguarda le ADSL senza voce ("naked"), cioè quelle attivate a utenti che non hanno una linea voce Telecom.
Nella delibera si dice che il canone aggiuntivo, applicato agli operatori (il quale poi impatterà in qualche misura sulle offerte agli utenti), dovrà essere calcolato da Telecom a partire dal canone delle linee voce residenziali (14,57 euro al mese). Nel testo provvisorio invece si leggeva che il canone aggiuntivo doveva essere calcolato a partire dal canone della linea base tout court. Il punto è che le aziende pagano canone doppio rispetto alle famiglie. Di conseguenza Telecom Italia aveva chiesto un canone aggiuntivo doppio se la linea naked è affari e ha pure già mandato le fatture ai provider per le ADSL senza voce. In certi casi si arriva a 460 mila euro di fattura, come risulta a Punto Informatico. I provider però in coro hanno respinto le fatture al mittente, dicendo che l'Agcom non si era ancora espressa a riguardo.
Adesso l'ha fatto, con la delibera che almeno in parte sconvolgerà i piani di Telecom perché abolisce il canone differenziato per le linee affari. Altri punti restano però oscuri. La delibera non dice a quanto ammonterà il canone aggiuntivo, ma soltanto che dovrà essere calcolato a partire dal canone residenziale meno "i costi non pertinenti al servizio di accesso quali i costi di commercializzazione dell'offerta (es. marketing, pubblicità e rete di vendita), i costi di gestione del cliente (es. costi di fatturazione e assistenza clienti) ed i costi delle infrastrutture di rete non utilizzate".
Il punto è che Agcom non ha ancora modo di sapere a quanto ammontino questi costi da scorporare. Lo saprà soltanto dopo avere approvato la contabilità che Telecom Italia, proprio in seguito a questa delibera, sarà tenuta a presentare. Fino ad allora, come calcolare quindi il canone aggiuntivo delle ADSL naked? Telecom Italia chiede 10,73 euro al mese, che al momento potrebbe essere un prezzo che rispetta la normativa. Nella nuova delibera c'è scritto infatti che, in questa fase di transizione prima dell'arrivo (forse fra tre mesi) della nuova offerta all'ingrosso Telecom chiamata Bitstream, i costi agli operatori dovranno essere scontati di almeno il 30 per cento rispetto a quelli rivolti da Telecom agli utenti. Il 30 per cento di sconto sui 14,57 euro al mese del canone base portano infatti a un prezzo vicino ai 10,73 euro chiesti da Telecom. La delibera lascia però in sospeso un'altra questione. Telecom ha fatturato ai provider i canoni aggiuntivi calcolandoli a partire da luglio. Ma è legittimo? A Punto Informatico risulta che Agcom potrebbe opporsi e chiedere a Telecom di calcolare i canoni aggiuntivi solo a partire da gennaio 2006.
Rotta verso ADSL2 plus
È un campo di battaglia che si apre, dopo questa delibera, e non è il solo. C'è una brutta notizia per i provider: nella delibera è stato inserito un limite (prima non comunicato al pubblico) alla possibilità che i provider avranno, con la nuova offerta Bitstream, di accedere in modo diretto agli apparati in centrale Dslam di Telecom Italia (con i quali si fornisce l'ADSL agli utenti). Accedendo al Dslam, gli operatori potranno per la prima volta dare sfogo alla propria fantasia nel creare le offerte, senza più dipendere dai listini Telecom. È premessa perché gli utenti abbiano una maggiore varietà di offerte, con bande garantite e di upload più generose rispetto a quelle avute finora. Fino ad oggi tutto questo è stato possibile solo nelle zone raggiunte da unbundling di qualche operatore.
Ebbene, nella delibera c'è scritto che Telecom Italia fornirà l'accesso al Dslam "limitatamente ai siti in cui non sono attualmente disponibili i servizi di accesso disaggregato (unbundling, Ndr.)". Cioè se in quella centrale Telecom c'è l'unbundling di uno o più operatori, i provider non hanno diritto ad accedere al Dslam.
È una clausola pensata per difendere l'unbundling e gli investimenti fatti dagli operatori alternativi in infrastrutture. Stando così le norme, nelle centrali già raggiunte da unbundling sarà solo con l'unbundling (completo o shared acess) che gli operatori potranno modulare i propri tagli ADSL in autonomia da Telecom.
Ci sono poi però due novità che sono una buona notizia per i provider, rispetto a quanto era scritto nel testo provvisorio della delibera. La prima (articolo otto, comma quarto e seguenti) è che Telecom dovrà permettere ai provider di dimensionare a loro piacimento le linee ADSL, cioè di stabilire quanti utenti devono essere posti a condividere la stessa quota di banda.
Non è una banalità: è proprio a causa delle regole imposte a monte da Telecom sul dimensionamento della banda che le ADSL a 4 Megabit si sono rivelate in molti casi un bidone, come denunciato da migliaia di utenti. Con l'arrivo della nuova offerta all'ingrosso, le cose cambieranno, perché le norme vietano (a quanto pare) a Telecom di stabilire a priori quanta banda i provider devono assegnare a ciascun utente.
L'altra novità è altrettanto importante: la delibera afferma che Telecom dovrà fornire accesso alla propria rete "indipendentemente dalla tecnologia impiegata (ATM o IP)" (articolo 3, comma 2). Si sa che Telecom sta cambiando la propria rete, abbracciando l'ADSL 2 Plus e sostituendo l'ATM con il full IP. Forte di questo, lancerà il 9 marzo un'ADSL a 20 Mbps; e nel 2007 una a 50 Mbps. La delibera, scrivendo "indipendentemente dalla tecnologia impiegata", permetterà ai provider di giovarsi delle nuove reti IP di Telecom Italia. E quindi di lanciare offerte ADSL 2 Plus.
Non solo: "Adesso chiederemo l'accesso all'ingrosso all'IP Tv di Telecom", dice Quintarelli. La Tv su IP è infatti sviluppata a braccetto con la nuova tecnologia full IP impiantata nella rete Telecom. Sarà su questi fronti, la Tv, l'ADSL 2 Plus e quella naked, che provider e Telecom si scontreranno nei prossimi mesi, all'ombra della delibera appena pubblicata.
Alessandro Longo
fonte punto informatico.it
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Windows, nuova motherboard nuova licenza
Dissipando i dubbi di molti, Microsoft ha di recente precisato che le licenze OEM di Windows sono legate a doppio filo alla scheda madre del PC: se si cambia quella, si deve acquistare una nuova licenza. Con una sola eccezione
Redmond (USA) - Microsoft ha recentemente specificato che l'accordo di licenza (EULA) relativo alle versioni OEM (Original Equipment Manufacturer) di Windows equipara la sostituzione della scheda madre all'acquisto di un nuovo PC: in entrambi i casi, quindi, l'utente deve acquistare una nuova licenza.
"Un aggiornamento della motherboard è di fatto da considerarsi un nuovo personal computer su cui il sistema operativo OEM di Microsoft non può essere trasferito", ha spiegato Microsoft in una lettera inviata agli OEM. Ciò vale anche nel caso in cui il computer sia coperto da un contratto Software Assurance o Volume License.
L'unica eccezione a questa norma è costituita dal caso in cui la scheda madre venga aggiornata o sostituita perché difettosa. Sebbene nella propria licenza Microsoft non lo specifichi, in un post del Microsoft OEM System Builder Licensing Team pubblicato in questo blog emerge che l'intervento di sostituzione dev'essere eseguito "in garanzia", e dunque certificato dallo stesso OEM. Il big di Redmond precisa anche che la scheda deve essere sostituita con un modello identico o equiparabile a quello difettoso.
Dopo la sostituzione della motherboard, l'utente può riattivare la propria copia di Windows solo via telefono: l'operatore porrà infatti all'utente una serie di domande per verificare la legittimità dell'intervento. A tal proposito va però osservato come Microsoft non abbia apparentemente alcun modo per verificare la buona fede dell'utente.
Va detto che quella di Microsoft è più una puntualizzazione che un vero e proprio cambiamento alle proprie licenze: in realtà, infatti, gli OEM avrebbero già dovuto seguire queste linee guida anche in precedenza. Da sottolineare, inoltre, come questa clausola non si applichi alle licenze retail, che al contrario delle OEM possono essere trasferite da un PC ad un altro.
Le versioni OEM di Windows vengono generalmente vendute insieme ad un PC, e ne seguono - per così dire - "il destino". Questo rimane vero anche nel caso in cui la copia OEM di Windows sia stata acquistata dopo il PC: anche in questa evenienza la licenza deve sempre seguire il computer su cui viene installata la prima volta, e non può essere trasferita su nessun'altra macchina.
"Microsoft ha bisogno di avere un componente base non intercambiabile che possa identificare univocamente un dato PC", ha spiegato Microsoft. "Dal momento che la motherboard contiene la CPU, e rappresenta quindi il cuore e lo spirito del PC, se viene sostituita (per ragioni diverse da un guasto) è come se si creasse un nuovo PC".
Microsoft sottolinea che l'utente è libero di cambiare qualsiasi altro componente, incluso il processore. Non è invece chiaro se sia possibile sostituire il case di un PC OEM, dove in genere viene applicata l'etichetta con il numero di licenza di Windows: secondo alcuni, sarebbe sufficiente staccare l'etichetta dal vecchio case e incollarla sul nuovo, ma prima di farlo è meglio consultare Microsoft.
È concesso anche cambiare l'hard disk, ma il big di Redmond specifica che, dopo il backup, la copia di Windows installata sul vecchio disco deve essere cancellata.
fonte punto informatico.it
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Sblocco delle SIM, ecco le regole
Chi vuole sbloccare il cellulare dovrà attendere almeno 9 mesi e solo dopo 18 lo sblocco sarà gratuito. Lo ha deciso il Garante TLC, una scelta che però non convince tutti. Parlano i consumatori
Roma - Un'attesa delibera della Commissione infrastrutture e reti dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha finalmente visto la luce: sono le norme sul SIM-lock, il meccanismo che impedisce ad un cellulare di essere utilizzato con la SIM di altri operatori, una strategia che lega l'acquisto di un telefonino all'uso di certi servizi e che proprio per questo può consentire ai carrier di distribuire cellulari a prezzi più bassi. In Italia è utilizzata attualmente solo da TRE e, negli ultimi tempi, ha vissuto un periodo alquanto travagliato.
Il Garante ha deciso che l'utente che, pagando, volesse ottenere lo sblocco del cellulare acquistato a quelle condizioni, dovrà comunque attendere almeno nove mesi.
In una nota l'Authority spiega che la decisione comprende l'obbligo per gli operatori di introdurre "avvertenze idonee a dare trasparenza e chiarezza nelle informazioni agli utenti". Una regola che da sempre dovrebbe essere rispettata da chi fornisce un servizio sottoposto a particolare condizioni di fruizione.
Lo sblocco, che può essere desiderato per cambiare operatore e piano telefonico, dopo i nove mesi dall'acquisto comporterà per l'utente un esborso non superiore al 50% del valore dello "sconto" applicato dall'operatore all'atto dell'acquisto. Sarà invece gratuito se lo si chiederà dopo 18 mesi.
Missione compiuta? Tutti contenti? Le reazioni alla delibera dell'Authority delle Comunicazioni sono eterogenee.
Paolo Landi, di Adiconsum ritiene giusto avere una regolamentazione, "ma l'avremmo voluta più dalla parte del consumatore. Si tratterà ora di verificare se gli operatori presentano al consumatore questa formula commerciale in modo trasparente, perché esso sia edotto non solo sul "regalo", ma anche sui vincoli contrattuali che lo impegnano fino a 18 mesi. Adiconsum aveva comunque indicato un periodo più breve".
Più aspro Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori: "Ma come, l'AGCOM aveva individuato in sei mesi il periodo massimo per tale blocco, ha sottoposto tale ipotesi ai risultati di una Consultazione Pubblica e poi delibera un periodo più lungo?". Decisamente contrariata, Federconsumatori scuote il capo con decisione: "Non comprendiamo proprio cosa sia avvenuto di nuovo, o quale madornale errore abbia commesso l'Agcom nel preparare l'ipotesi posta in consultazione. Ma in entrambi i casi sarebbe stato corretto risentire le Associazioni dei Consumatori. Ci sentiamo presi in giro e cominciamo a temere che anche questo nuovo Consiglio, pur con l'attivazione dei tavoli di lavoro con le Associazioni dei Consumatori, perpetui nei fatti "la mancata tutela" dei diritti dei consumatori!!". Insiste: "Da oggi in poi aspettiamo da Agcom decisioni "a tutela dei diritti dei consumatori" e che ce ne sia bisogno lo evidenzia anche la Commissione Europea quando ricorda che gli interessi dei Consumatori non sono adeguatamente tutelati circa i servizi informazione elenco abbonati, i servizi a sovrapprezzo, i servizi non richiesti, il mancato trasferimento del credito residuo, etc. Aspettiamo di conoscere la Delibera sul lock del terminale mobile e ci riserviamo di intervenire in tutte le sedi per addivenire ad una regolamentazione che risulti bilanciata ed equa tra interessi dell'operatore e diritti del consumatore".
Nel merito, Federconsumatori e Adusbef ritengono che il consumatore, in possesso di un terminale "sussidiato" da un operatore mobile, possa essere obbligato al massimo per sei mesi ad utilizzare il terminale unicamente con SIM di tale operatore. Non solo, ritengono che alla scadenza dei sei mesi il terminale debba essere automaticamente e gratuitamente sbloccato permettendo al consumatore di utilizzarlo anche con SIM di altri operatori.
"Al consumatore - aggiungono in una nota congiunta le due associazioni del consumo - deve essere inoltre garantito il diritto di recuperare la piena disponibilità del terminale anche in anticipo rispetto ai sei mesi,restituendo una somma proporzionale al sussidio ricevuto ed al tempo mancante alla scadenza oppure, in alternativa, riavere per intero la quota da lui pagata restituendo il terminale".
Il Movimento Difesa del Cittadino accoglie positivamente la decisione dell'Autorità, considerando accettata la richiesta fondamentale dell'associazione "di garantire l'accesso a bassi costi all'UMTS anche per gli utenti a basso reddito, (accettando) così anche l'altra richiesta MDC della massima trasparenza informativa e contrattuale". Anche per MDC non mancano i "ma", le cui motivazioni sono allineate a quelle delle altre organizzazioni di difesa del consumo: "Sembra, invece, ancora irrisolta la questione dei vincoli di traffico obbligato – dichiara il presidente Antonio Longo - che costituisce attualmente oggetto di alcune proposte di marketing al limite dell'ingannevolezza, non essendo gli utenti adeguatamente informati sulle pesanti penali a cui vanno incontro in caso di mancato rispetto del vincolo di traffico minimo".
Fin qui le reazioni di alcuni rappresentanti dei consumatori. Va da sè che anche da TRE, unico operatore italiano interessato dal provvedimento, si attendono reazioni, anche sul piano commerciale: la delibera potrebbe costringere TRE, infatti, a rivedere le strategie adottate fino a questo momento per disegnare la propria offerta di telefonini "col blocco".
Dario Bonacina
fonte puntoinformatico.it
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Cassandra
Crossing/ Freenet? C'è!
di Marco Calamari - La celeberrima rete non solo continua a funzionare ma si attesta anche come risorsa stabile ed affidabile. Ecco cosa c'è da sapere su una delle più importanti risorse per la privacy online
Roma - Tra le principali risorse tecniche per la privacy in Rete c'è Freenet (
http://www.freenetproject.org/
), un sistema per pubblicare e leggere informazioni senza che l'identità di chi pubblica e di chi legge possano essere intercettate. Possiede una propria capacità di immagazzinare informazioni che, a differenza dei sistemi peer-to-peer, non si trovano sui singoli pc ma sono disperse sull'intera rete, spezzettate, crittografate ed in copie multiple.
Questo ha l'effetto primario di rendere Freenet immune da tentativi di censura, così popolari di questi tempi, e fornisce una tutela a coloro che gestiscono i nodi permanenti di Freenet, che non sono in grado di sapere quali informazioni sono archiviate sul disco, e non possono quindi esserne considerati responsabili e costretti ad agire da censori.
L'unico modo di censurare l'informazione su Freenet è infatti sopprimere tutti i server che la costituiscono.
Freenet ha una lunga storia, essendo ormai sulle scene da cinque anni. È senz'altro il sistema di pubblicazione riservata e non censurabile più usato sulla rete; i suoi predecessori (Eternity, Publius) sono ormai storia, ed i successori (GNUNet, Mute, Ants) sono ancora giovani e devono decidere se crescere od estinguersi.
I contenuti di Freenet (numerosi, stabili, spesso discutibili) sono costituiti principalmente da freesite, cioè da siti web anonimi che possono essere visualizzati sul browser solo dopo aver installato Freenet sul proprio PC.
Freenet è scritto in Java ed è quindi multipiattaforma; gira su Windows, GNU/Linux, ed alcuni dei principali dialetti di Unix.
I componenti che devono essere installati ( http://www.freenetproject.org/index.php?page=download
) sono la macchina virtuale Java ed il software Freenet vero e proprio; per Windows esiste un installer automatico
( http://downloads.freenetproject.org/freenet-java-webinstall.exe
)
( ftp://ftpmirror.sectoor.de/freenet/freenet-java-webinstall.exe
) che installa anche una tray icon ed il relativo menù di controllo.
Una volta installata e lanciata, Freenet è utilizzabile collegandosi ad un indirizzo locale del computer (http://127.0.0.1:8888); appare una homepage che è il punto di ingresso a Freenet e fornisce alcuni link a cataloghi di siti e le funzionalità di base per pubblicare informazioni.
Freenet è lenta; prima di riuscire ad aprire il primo link possono passare anche diversi minuti, e perchè il nodo funzioni meglio deve restare connesso alla rete per diverse ore.
Freenet non è semplicemente un applicativo, ma un vero e proprio protocollo di comunicazione anonima; utilizzandola sono state infatti ad esempio realizzate applicazioni di pubblicazione di freesite (FIW) e di BBS (Frost)
( http://jtcfrost.sourceforge.net/
).
La versione corrente di Freenet è la 0.5 build 5106, che non è cambiata da vari mesi; tutto il lavoro di sviluppo è attualmente dedicato alla versione 0.7, che non sarà pero' rilasciata a breve e non sarà comunque utilizzabile prima di almeno un anno. Permetterà anche di creare darknet "chiuse", ma la realizzazione di questa funzionalità è ancora in fase preliminare.
Chi volesse approfondire puo' utilizzare questa mail list ( https://lists.firenze.linux.it/mailman/listinfo/freenet-list
), e consultare questo documento
( http://e-privacy.firenze.linux.it/pws/Come_realizzare_un_server_Freenet.html
) per dettagli sull'installazione in ambiente GNU/Linux.
Marco Calamari
fonte puntoinformatico.it
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L'add-on per riprodurre filmati DivX dal browser web.
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La settimana scorsa, DivX Networks ha rilasciato la versione finale del DivX Web Player 1.0 per piattaforme Windows e Macintosh. Nel corso della fase di beta testing il programma era stato battezzato "DivX Browser Plug-in": si tratta infatti di un'aggiunta da applicare al browser web che permette a tutti di riprodurre filmati DivX inseriti direttamente all'interno di pagine web (i.e. siti Internet, blog,...) senza dover utilizzare server per lo streaming "ad hoc" e senza la necessità di installare alcun componente lato server.
Una versione destinata ai sistemi Linux è ancora in fase di sviluppo ma verrà ben presto rilasciata.
DivX Web Player 1.0 supporta, su sistemi Windows, i browser Internet Explorer (versioni 5.0 e successive); Firefox (versioni 1.0 e successive); Mozilla (versioni 1.7 e successive); Netscape (8.0 e successive); Opera (dalla 8.0 in poi). Per quanto riguarda invece i sistemi Mac, i browser supportati sono Safari (2.0 e succ.), Firefox (1.0 e succ.); Mozilla (1.7 e succ.); Netscape (7.2 e succ.); Opera (8.51 e succ.); Camino (1.0 e succ.).
Il Web Player è prelevabile facendo riferimento ai link seguenti:
Versione Windows: http://download.divx.com/player/DivXWebPlayerInstaller.exe
Versione Mac: http://download.divx.com/player/DivXWebPlayer.dmg
Una volta installato il player, è possibile puntare il browser ai link d'esempio seguenti (forniti da DivX Networks):
http://www.divx.com/movies/supersunday.php?hp3sundayads
http://labs.divx.com/Sundance06
Si avrà modo di saggiare le possibilità del visualizzatore DivX per il browser.
Chi intendesse inserire un video in formato DivX all'interno di una propria pagina web, può utilizzare il generatore di codice HTML messo a disposizione da DivX Networks all'indirizzo http://labs.divx.com/node/52
Indicando nelle apposite caselle il nome del file video DivX e le sue dimensioni quindi cliccando sul pulsante "Generate", verrà automaticamente prodotto il codice da inserire nelle proprie pagine HTML affinché i visitatori siano in grado di riprodurre il filmato direttamente dal browser (previa installazione del DivX Web Player).
Gli utenti più smaliziati possono considerare il download del "DivX Web Player Webmaster SDK" contenente una serie di esempi e tutta la documentazione per integrare filmati DivX nelle pagine Internet.
DivX (anzi, DivX ;-) 3.11 alpha) nacque nel 1999 e fu sviluppato estraendo del codice dal codec MPEG4 Versione 2 di Microsoft. L'operazione fu compiuta dal francese Jerome "Gej" Rota, co-fondatore di DivX Networks, che rese possibile la creazione di file in formato AVI (il codec MPEG4 di Microsoft permetteva la generazione di file .ASF). Per evitare dispute legali con Microsoft la società di Rota modificò il codec DivX presentando un proprio brevetto. Dal 1999 al 2002 si sono susseguiti continui miglioramenti volti ad ottimizzare il risultato dei video compressi con il codec DivX.
DivX 5.0 fu rilasciato nel mese di Marzo 2002 mentre a Giugno 2005 ha visto la luce DivX 6, l'ultima versione del codec che include numerosissime novità: è stato introdotto il DivX Media Format che va a standardizzare i filmati DivX con l’estensione .divx. Si possono quindi creare file DivX nativi e, soprattutto, questi filmati si possono arricchire di funzioni fino adesso sconosciute come la possibilità di scegliere le scene desiderate, i sottotitoli o impostare la configurazione dell’audio. Gli utenti avranno a disposizione un menù per navigare fra le diverse opzioni, come fanno abitualmente con i DVD standard. Ovviamente, devono essere i fornitori di contenuti (o gli utenti stessi nel caso di video amatoriali) ad offrire questa possibilità
fonte il software.it
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PELLE SENSIBILE: DIAGNOSI E CURA
Da secca può diventare intollerante: la pelle va trattata con formule minimaliste, acque purissime, meglio se termali, e vitamina C
LE CAUSE - Alla base di una pelle sensibile c'è sempre una sofferenza epidermica che si esplicita in varie manifestazioni: dalla presenta non grave di rossori e couperose) a quella di dermatiti atopiche e da contatto. E con la cattiva stagione la pelle sensibile soffre ancora di più. Il più delle volte è proprio una situazione di secchezza cronica che può determinare o sfociare in un'ipersensibilità acuta.
Occhio, dunque: se l'epidermide da molto secca comincia a lanciare segnali come pruriti diffusi, desquamazione e la sensazione che, anche dopo la crema, "tiri", c'è qualcosa (se non tutto) da rivedere nel menu cosmetico, ma anche nell'alimentazione e nelle più banali abitudini quotidiane.
COSA SUCCEDE ALLA PELLE SENSIBILE - Quando la cute si trova in stato di alta intollerabilità il film idrolipidico viene progressivamente distrutto. Gli effetti riguardano: l'accresciuta perdita d'acqua, l'eccessiva permeabilità delle pelle e quindi tasso di penetrazione maggiore delle sostanze irritanti. Diventando più sottile lo strato corneo, poi, si inceppa anche il sistema di riparazione, con un inevitabile inaridimento della cute e un aumento della vasodilatazione, causa a sua volta di infiammazioni, edemi e arrossamenti.
A peggiorare le condizioni di una pelle sensibile non sono solo smog e stress, ma anche sbalzi climatici e sole in dosi massicce. Bisogna ricordare tuttavia che allergie e intolleranze sono spesso la conseguenza di un uso/abuso di cosmetici non adatti al tipo di pelle. Persino la sovrapposizione di più prodotti nell'arco della giornata può scatenare reazioni inaspettate e incontrollabili. E non per forza nell'immediato: a volte le patologie si manifestano dopo un lungo periodo di uso improprio di sostanze, dunque per accumulo. Possono poi essere anche transitorie, specie se causate da un insieme di fattori che, interagendo tra loro, rendono più difficile l'individuazione delle cause scatenanti, sostengono i dermatologi.
Negli ultimi anni si è registrato un aumento degli eccessi di sensibilità cutanea, prima responsabile dell'indebolimento del sistema di autodifesa della pelle. Lo confermano i casi di dermatiti allergiche da contatto scatenati da sostanze di norma considerate innocue. La più diffusa in assoluto è l'allergia al nichel (il 50%) che, oltre a essere presente in tanti oggetti di uso quotidiano come bigiotteria, occhiali e cellulari, si ritrova in alimenti e cosmetici.
COME CURARE LA PELLE SENSIBILE
Dato l'aumento delle allergie e sensibilizzazioni cutanee è sempre più importante scegliere prodotti il più possibile puri. Quindi non solo realizzati con ingredienti super selezionati, ma anche "lavorati" seguendo precisi protocolli. In una parola formule minimaliste: composte al massimo da 15 ingredienti e con una spiccata predilezione per l'acqua termale che, mentre lenisce, restituisce alla cute il giusto grado di acidità.
Ottima scelta quella di orientarsi verso specialità cosmetiche "pulite", cioè senza profumo, senza conservanti, senza alcool e senza tensioattivi, ovvero agenti lavanti. La formula doc sarebbe questa, anche se il cosmetico anallergico non esiste. Tutto può in teoria irritare o innescare strane reazioni a livello epidermico, così non sono da escludere tutte le sostanze attive di origine naturale. Al punto che, proprio per arginare questo fenomeno in aumento, quasi tutte le aziende cosmetiche hanno allestito laboratori di ricerca "speciali" con l'intento di individuare, eliminare e sostituire le sostanze a rischio.
Prodotti di tale scelta "sensibilizzante" sono creme dermocompatibili, nella cui composizione mancano cioè oli minerali (paraffina, vaselina), derivati dalla lavorazione del petrolio. Queste sostanze, infatti, si rivelano occlusive per certi tipi di pelle. Lo stesso vale per il propilenoglicole, il solvente che solitamente si utilizza per la preparazione degli estratti vegetali. E ancor di più per i siliconi. Nelle creme dalla formulazione affine al derma si trovano solo oli vegetali.
Al di là del menu cosmetico a prova di sensibilizzazione è fondamentale dare un supporto alla pelle anche dall'interno con un'assunzione quotidiana di vitamina C, bioflavonoidi, oligoelementi, nutrienti tutti in grado di favorire un effetto calmante disarrossante e, nello stesso tempo, capaci di ripristinare i giusti ritmi della microcircolazione cutanea.
SANGRE DE DRAGO
Sfogliando giornali e riviste spesso capita di imbattersi in qualche nome evocativo che inevitabilmente attira l'attenzione e stimola la curiosita'. Non poteva non essere cosi' con il Sangue di Drago o Sangre de Drago. Quest'espressione cosi' magica e allo stesso tempo 'forte' del suo riferimento al liquido vitale che scorre nelle nostre vene, meritava qualche approfondimento!
Il primo passo e' stato proprio leggere e capire di cosa si trattava. Niente principesse e castelli incantanti, naturalmente! Bensi' l'ennesima meraviglia di Madre Natura, capace di assistere i suoi figli soprattutto la' dove non ci sono r e dottori (ma magari sciamani e guaritori), la' dove Lei e' ancora rispettata e venerata. Il Sangre de Drago e' il lattice resinoso della Croton Lechleri, una pianta della foresta amazzonica. Incidendo la sua corteccia fuoriesce questa resina rosso scuro, color del sangue. Gli Indios la utilizzano soprattutto come cicatrizzante per ferite di vario genere e per ulcere allo stomaco. Gli Indios pero' ritengono che questo 'sangue' cicatrizzi anche le ferite di una foresta martoriata e costantemente minacciata dalla cecita' umana. Ferite che loro non hanno mai inferto perche' proprio nella foresta si nasconde il pericolo cosi' come dalla foresta provengono i mezzi per sopravvivere. E non si tratta solo di cibo, ma anche di tutto cio' che viene definito 'medicina tradizionale', quella medicina che consente loro di intervenire tempestivamente prima che una ferita o qualsiasi altro disturbo si trasformino in un problema ben piu' grosso in un habitat cosi' 'difficile'.
Insomma abbiamo scoperto che il Sangre de Drago e' la resina di una pianta amazzonica utilizzata dagli Indios come cicatrizzante ed emostatico. Ma abbiamo scoperto anche che la pianta da cui la si ricava viene definita 'pioniera', il che significa che cresce rapidamente nelle aree deforestate ed e' fondamentale nella fase di riforestazione secondaria; essa infatti, crescendo, crea l'ambiente adatto alla germinazione dei semi delle piante che, a loro volta, ridaranno vita alla foresta primaria (per intenderci, quella che c'era prima dello sconsiderato 'prelievo' da parte dell'"uomo bianco"). Inoltre per ricavare la resina non occorre abbattere l'albero (anche se s'interviene comunque su di essa con l'incisione della corteccia). Concludendo si potrebbe dire che fa bene alla foresta come fa bene a chi la abita e a chi, un po' piu' geograficamente lontano, puo' utilizzarne le potenzialita' senza depauperare il gia' scarso patrimonio forestale (anzi contribuendo ad incentivare determinate colture, sempre all'interno di una prospettiva di interesse 'ecologico' e non strettamente economico).
Ma proseguiamo la nostra breve incursione nella foresta amazzonica! Il Sangue di Drago e' un rimedio 'tradizionale' (e naturale), appartenente alla medicina 'tradizionale', quindi alla cultura di un popolo, un rimedio che e' stato scelto e tramandato - se cosi' si puo' dire - nel tempo perche' riconosciuto piu' efficace di altri da coloro che, magari quotidianamente, affrontano l'imprevisto di una ferita o quant'altro e non possono certo permettersi di complicare la situazione (e qua occorrerebbe aprire una parentesi sulla questione di rimedi utilizzati da tempi immemorabili e dunque di piu' sicura efficacia; ma per un accenno a tale questione rimandiamo alle fonti citate piu' sotto).
E dunque qual e' il 'segreto' della resina rossa del Croton Lechleri? La risposta definitiva e' che l'efficacia non e' strettamente riconducibile a singoli principi attivi in essa presenti, bensi' alla loro sinergia, al loro irriproducibile equilibrio all'interno della resina stessa. In ogni caso sono stati studiati ed isolati tre fondamentali componenti del Sangue di Drago che, agendo appunto in sinergia l'uno con l'altro, assicurano una rapida cicatrizzazione: lignani, proantocianidine e taspina (un alcaloide). I primi due contribuiscono alla rapidita' di azione del Sangue di Drago e quindi alla formazione della crosta sulla ferita. La taspina 'richiama' nella zona lesionata le cellule (i fibroplasti) responsabili della formazione della tessuto cicatriziale. Non solo, il Sangre de Drago esercita anche un'azione protettiva sulle cellule preesistenti, evitando l'insorgere di processi degenerativi e salvaguardando cosi' la struttura dei tessuti. Un'altra azione studiata e verificata e' quella di riequilibrare la presenza di microrganismi a livello gastrico, contrastando il proliferare di agenti nocivi; ecco spiegato il suo impiego anche in caso di squilibri gastrointestinali.
Generalmente dunque il Sangue di Drago viene cosi' utilizzato:
- uso esterno: trattamento dell'herpes alle labbra e delle punture di insetti
- uso interno: disturbi gastrointestinali e ulcere gastrointestinali
Considerando la presenza di taspina, che ha proprieta' cicatrizzanti ma anche antinfiammatorie ed antivirali, vengono proposti altri utilizzi. Un esempio e' quello nel trattamento di infiammazione e sanguinamento delle gengive, anche accompagnato da ulcerazioni della mucosa della bocca. In questo caso si usa: diluito come collutorio; puro per toccature sulle lesioni.
Per maggiori approfondimenti vi rimandiamo alle fonti utilizzate per l'articolo e, come sempre, ad un immancabile consulto con un 'esperto in materia' (erborista, naturopata...)
Fonti:
- "Un collutorio amazzonico" da Natural Style, Ottobre 2005
- Sito dell'azienda RE.NA.CO
FAVORIRE IL CONSUMO DI ALCUNI ALIMENTI
Preferire un' alimentazione prevalentemente vegetariana ed un adeguato apporto di antiossidanti e di potassio. I benefici di una dieta prevalentemente vegetariana sono: la presenza adeguata di fibre che sono utili a combattere la presenza di stipsi che spesso colpisce le persone che soffrono di cellulite, e l'introduzione di sostanze ad attività antiossidante che servono a combattere i radicali liberi in particolare il selenio la vitamina A C ed E.
La vitamina A protegge gli acidi grassi dall'ossidazione dei radicali liberi gli alimenti che ne sono ricchi sono: cavoli, lattuga, pomodori, sedano, spinaci, albicocche, zucca.
La vitamina C favorisce l'utilizzo dell'energia a livello cellulare, favorisce la combustione dei grassi, neutralizza le sostanze tossiche e protegge la membrana delle cellule dai radicali liberi. Gli alimenti ricchi di questa vitamina sono: gli agrumi, le fragole, i pomodori, i peperoni, il prezzemolo, i porri e gli ortaggi.
La vitamina E protegge la membrana cellulare dalle sostanze tossiche ne sono particolarmente ricchi l'olio extra vergine di oliva, l'olio di germe di grano, l'insalata verde, le noccioline, i pinoli.
Il selenio è un oligoelemento è un antiossidante di protezione nei confronti dei radicali liberi e di prevenzione delle affezioni degenerative cardiovascolari e tumorali. Come alimenti ne sono particolarmente ricchi i cereali, i legumi e le uova. Il potassio è un altro elemento importante, per le sue capacità di favorire l'eliminazione dell'eccesso di liquidi nei tessuti, gli alimenti ricchi sono la frutta e la verdura.
Un ruolo fondamentale nella dieta è l'apporto idrico si consiglia di bere almeno due litri di acqua al giorno lontano dai pasti. In questo modo si favorisce la diuresi e quindi l'eliminazione dei sali in eccesso, è opportuno integrare l'apporto di liquidi anche sotto forma di minestre, zuppe, centrifugati di frutta e verdura.
L'attività fisica deve essere associata ad una corretta alimentazione e deve essere praticata con costanza e regolarità si consiglia praticare la corsa, la cyclette e il nuoto
fonte buongiorno.it
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I nutrizionisti: "Rilanciare la dieta mediterranea"
Lo sapevano già i nostri nonni che mangiare sano fa bene alla salute e seguire la dieta mediterranea è ancora meglio. Eppure oggi solo il 10% degli italiani sceglie questa alimentazione. I nutrizionisti sono convinti della necessità di rilanciare questo stile alimentare, arma efficace per la prevenzione delle malattie cronico degenerative, dall’obesità al diabete.
Occasione per puntare i riflettori sulla cucina made in Italy, la manifestazione “La dieta mediterranea e l’olio di oliva, tra mito e realtà”, promossa a Roma dall’Istituto di valorizzazione dell’olio di oliva.
“Già negli anni ‘50 il valore di questo regime alimentare era stato dimostrato con lo “studio dei sette paesi”: venne fatto un confronto tra le diete di sette zone diverse”, ha spiegato Antonino De Lorenzo, ordinario di nutrizione e alimentazione all’Università di Tor Vergata (Roma). Risultato? La migliore fu quella degli abitanti di Nicotera, in Calabria, seguaci della dieta mediterranea.
Anche l’Oms raccomanda un’alimentazione simile. Una dieta giornaliera, con cinque pasti, che vede bilanciati i principali apporti nutrizionali: 60% di carboidrati, 30% di grassi, in prevalenza vegetali e 30 grammi di fibre (pari a cinque porzioni di frutta o verdura).
Per non parlare, poi, dei benefici dell’olio di oliva: l’americana Food and Drug Administration ha raccomandato alla popolazione americana l’uso di questo alimento in una quantità di almeno 21 grammi al giorno.
Occhio alla spesa, il carrello è un ricettacolo di germi
I carrelli dei supermercati non hanno avversari, almeno in materia di batteri. Va a loro, infatti, la medaglia d’oro nella classifica degli oggetti di uso comune più contaminati dai germi: una colonia di 1.100 batteri su soli 4 cm di manico di un carrello-tipo. Al secondo posto? I mouse dei computer usati negli Internet caffè, con ben 690 germi.
A stilare questa singolare graduatoria è uno studio sudcoreano promosso da un’associazione di consumatori. Tra gli oggetti “portabatteri” non mancano le sbarre di sostegno in autobus e metropolitante (380 germi), le maniglie delle porte nei bagni pubblici (340), i pulsanti dell’ascensore (130) e i passa-mano nei sottopassaggi (86).
Ma i carrelli usati nei supermarket, in fatto batteri, battono tutti gli altri oggetti “perché l’area dove la gente può appoggiare le mani è molto più ampia e attrae vere e proprie colonie di germi”, ha spiegato Kwon Young-il, a capo dell’associazione che ha promosso lo studio.
Tuttavia, non è il caso di lasciarsi prendere da preoccupazioni eccessive: la maggior parte dei batteri, sottolinea il rapporto tratto dallo studio, viene spazzato via lavando le mani con il sapone.
pediatri: "Non togliete il pollo dalla dieta dei bambini"
Non c’è alcun bisogno di togliere il pollo dalla dieta dei bambini. L’influenza aviaria non deve influire sulle sane abitudini alimentari dei nostri figli. Il messaggio tranquillizzante arriva dalla Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp), che sottolinea di essere perfettamente in linea con la Fao e con l’Oms nell’affermare che non ci sono rischi di contagio per i bambini.
“Negli ultimi 10 anni si sono verificati in tutto il mondo 166 casi di contagio da volatile all'uomo, ma tale contagio non è mai avvenuto mangiando animali infetti. Anche se un pollo è malato, basta la cottura a uccidere il virus H5N1: ecco perché i bambini possono mangiare in tutta tranquillità questo tipo di carne”, ha spiegato il presidente della Fimp, Pier Luigi Tucci. I pediatri consigliano quindi di non ridurre il consumo di questo alimento e si impegnano a seguire in modo costante la situazione “fornendo ai genitori italiani notizie utili e consigli di comportamento”. |
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Giovani più a rischio meningite anche per i baci
Secondo esperti australiani di sanità occorre una campagna di prevenzione diretta soprattutto ai giovani che hanno una età compresa tra i 15 e i 19 anni
A pochi giorni dalla festa di San Valentino, uno studio scientifico mette sotto accusa la più comune effusione amorosa tra gli innamorati: concedere baci a troppi partner può quadruplicare il rischio di contrarre la meningite in quanto aumenta le probabilità di trasmettere il più temuto tra gli agenti della meningite batterica, il meningococco. E' quanto è emerso da una ricerca australiana pubblicata sul British Medical Journal.
Lo studio, coordinato da Robert Booy, è stato condotto nell'ospedale pediatrico Westmead di Sydney su 144 ragazzi e ragazze dai 15 ai 19 anni, tutti ricoverati per meningite. I comportamenti di questi ultimi sono stati messi a confronto con quelli di un gruppo di coetanei sani. E' così emerso che tra i fattori che più comunemente aumentano il rischio di contagio ci sono sia i baci sia i colpi di tosse in ambienti affollati (per esempio durante una festa). La meningite è una infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi). La malattia generalmente è di origine infettiva, e può essere virale o batterica. E' stato calcolato che negli anni '90 la malattia ha fatto registrare un sensibile aumento sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, soprattutto tra i ragazzi.
''Trasportiamo batteri nella nostra gola - ha spiegato Booy - e alcuni di noi hanno il meningococco. Questi batteri stentano a sopravvivere al di fuori del corpo umano, ma possono essere facilmente trasmessi da organismo ad organismo attraverso la saliva". Il ricercatore ha poi rilevato che i ragazzi ''credono di essere immortali, ma il messaggio che deve arrivare è che invece esiste qualcosa di molto vicino, che può ucciderli in tre giorni".
Meno drastica Linda Glennie, responsabile della Fondazione per la ricerca sulla meningite, finanziatrice dello studio: non si aspetta un cambiamento dei comportamenti, bensì una maggiore attenzione verso i sintomi della malattia stessa. ''Questa ricerca spiega perché gli studenti sono la seconda categoria più a rischio meningococco - commenta Philip Kirby, direttore generale di Meningitis Trust -. Rispetto alla media generale della popolazione colpita, quella relativa agli studenti universitari aumenta di tre volte. C'è bisogno di insistere nella prevenzione rivolta soprattutto alla fascia dai 15 ai 19 anni".
Trovato in Inghilterra un manoscritto con le origini della scienza moderna
Tra i vari temi contenuti nel documento di oltre 500 pagine che risale alla seconda metà del 1600, anche un carteggio tra Isaac Newton e Christopher Wren sulle leggi della gravità
Dopo anni ed anni dimenticato in una credenza di una abitazione inglese dell'Hampshire, è stato ritrovato per caso un manoscritto del diciassettesimo secolo dal valore storico-scientifico straordinario, che contiene annotazioni che raccontano la nascita di molti aspetti della scienza moderna, tra cui un carteggio tra Isaac Newton e Christopher Wren sulle leggi della gravità.
Secondo il Guardian, nelle 520 pagine densamente riempite, piene di digressioni, ci sono le annotazioni fatte per la Royal Society dallo scienziato Robert Hooke, uno dei membri originari della società scientifica britannica fondata nel 1660, nonché curatore degli esperimenti.
Sul documento si racconta di osservazioni e pensieri scientifici nati durante gli incontri della Royal Society tra il 1661 e iil 1682. Wren, parlando della forza di gravità, propone di sparare dei colpi in aria per vedere dove cadono. La scoperta è stata fatta casualmente durante una stima che era stata richiesta alla casa d'aste Bonhams. Il manoscritto è stato mostrato al perito solo poco prima che se ne andasse: "Pensavo fosse troppo bello per essere vero. Sulla prima pagina ho visto l'intestazione 'Presidente Christopher Wren' e ho capito subito che avevo di fronte le annotazioni perdute della Royal Society - ha raccontato Felix Pryor, esperto di manoscritti per Bonhams - e poi c'erano tutti quei nomi: Wren, Leibniz, Aubrey, Evelyn, Newton. E ho riconociuto la calligrafia di Robert Hooke. E' stato un momento magico".
Il manoscritto sarà messo all'asta il prossimo 28 marzo a Londra per un prezzo previsto attorno al milione di sterline. Lord Rees di Ludlow, presidente della Royal Society, ha lanciato un appello per un finanziatore straordinario che consenta l'acquisto del manoscritto.
Un test di giovinezza sui pesci per una sostanza del vino rosso
La ricerca di un team italiano ha confermato che il resveratrolo ha la proprietà di allungare la vita non solo negli invertebrati, ma anche ad organismi con patologie di invecchiamento simili a quelle umane
Ricercatori italiani hanno dimostrato per la prima volta che il resveratrolo, la molecola del vino rosso resa famosa dai suoi effetti allunga-vita su piccoli animaletti invertebrati, ha gli stessi effetti su un animale con patologie legate all'invecchiamento simili a quelle umane, il pesce Nothobranchius furzeri (nella foto). A dimostrarlo un team diretto da Alessandro Cellerino, giovane ricercatore di 35 anni della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Lo studio è stato svolto in collaborazione, tra gli altri, con Antonino Cattaneo, direttore associato dell'istituto europeo di ricerca sul cervello (EBRI), Fondazione Santa Lucia, di Roma e presidente della società Lay Line Genomics che ha finanziato la ricerca, presso la quale gli italiani hanno due brevetti, uno per l'uso del pesce in questo tipo di ricerche farmacologiche, uno dell'azione anti-età del resveratrolo dimostrata per la prima volta in animali che invecchiano in maniera simile all'uomo. Secondo quanto riferito sulla rivista Current Biology, si tratta della prima dimostrazione dell'efficacia del resveratrolo su un vertebrato, non solo nell'allungare la sua aspettativa di vita, ma soprattutto nel prevenire le normali patologie dell'invecchiamento. Ciò supporta l'ipotesi dei suoi potenziali effetti anche sull'uomo.
Il resveratrolo è una sostanza con azione antiossidante contenuta in alimenti di origine vegetale, ma di cui è soprattutto ricco il vino rosso. La molecola è stata eletta a elisir di lunga vita quando nel 2003 David Sinclair della Harvard University di Boston ne aveva scoperto gli effetti sulla longevità del lievito, dandone notizia sulla rivista Nature. Poi il resveratrolo ha svelato di possedere gli stessi effetti positivi sulla longevità in animali come il vermetto C. elegans, e il moscerino della frutta Drosophila. Tuttavia il limite di tali animali in questi studi, ha spiegato Cellerino in un'intervista, è che essi non hanno malattie dell'invecchiamento simili a quelle umane come deficit di memoria e perdita di forza muscolare. Quindi finora l'azione del resveratrolo non era mai stata dimostrata su un vertebrato, ovvero un animale più vicino a noi dal punto di vista evolutivo e che invecchia come noi mostrando, via via che l'età avanza, problemi di apprendimento e memoria, deficit di capacità motorie, segni di neurodegenerazione.
I ricercatori italiani avevano individuato di recente in questo pesciolino, che ha vita breve e cresce facilmente in laboratorio, un modello di studio ideale per testare farmaci anti-invecchiamento. Il pesciolino, che vive in media nove settimane, faceva dunque al caso loro per studiare eventuali effetti allunga-vita in esperimenti di breve durata, cosa che non sarebbe agevole con un mammifero che vive almeno alcuni anni come il topo. Così gli esperti hanno aggiunto la molecola al pasto quotidiano di questi pesciolini ed osservato che questo speciale "integratore alimentare" era in grado di allungar loro la vita e di ritardare la comparsa degli effetti dell'età su performance muscolari e mnemoniche di questi animali.
In particolare, il pesciolino ha cominciato ad assumere resveratrolo ad un'età corrispondente ai 15-20 anni umani e lo ha preso per tutto il resto della vita. Ciò ha fatto sì che la sua vita media si allungasse circa del 30% e che la comparsa di condizioni tipiche dell'invecchiamento fosse ritardata. ''Abbiamo visto - ha raccontato Cellerino - che il pesce continua a nuotare con velocità tipica di un pesce giovane, cosa che suggerisce il ritardo nell'invecchiamento dei muscoli". Inoltre che assumendo resveratrolo la velocità di apprendimento di questi pesci non si riduce, come accade normalmente con l'età. Infine, ha aggiunto Celerino, anche dal punto di vista anatomico il cervello di questi pesciolini rimane giovane non mostrando degenerazione fibrillare, un segno tipico del normale invecchiamento umano e che è accentuato nei pazienti con Alzheimer.
La scoperta conferisce al resveratrolo il primato di molecola in grado di aumentare la longevità di gruppi animali tra loro molto diversi, da vermi a insetti fino a vertebrati. Ciò suggerisce che il resveratrolo potrebbe divenire la prima molecola nello sviluppo di farmaci per prevenire malattie umane legate all'invecchiamento. Inoltre, ha spiegato Cellerino, questi esperimenti dimostrano che questo pesciolino è un modello di studio ideale per testare velocemente le molecole per scoprirne eventuali effetti anti-età. Il pesciolino, dunque, diverrà a tutti gli effetti la base per test farmacologici. Inoltre, ha concluso Cellerino, si studierà il suo genoma per cercare nuovi geni della longevità. I risultati, finanziamenti permettendo, potrebbero arrivare nel giro di pochi anni.
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Made in Italy anche per gli indumenti "intelligenti"
L'Italia coordina un progetto europeo di ricerca che intende realizzare tessuti che inglobano sensori in grado di monitorare lo stato fisico di chi li indossa per fronteggiare situazioni critiche
Questa volta non sarà l'alta moda o il pret-à-porter a essere made in Italy, ma l'abbigliamento ad alta tecnologia. Ha preso infatti il via in Svizzera, a Lucerna, sotto il coordinamento del "Centro S3" dell' Istituto nazionale per la fisica della materia (Infm) del Cnr, il progetto europeo ProeTex dedicato allo sviluppo di indumenti intelligenti per il personale che lavora in situazioni di emergenza o di calamità.
Gli abiti saranno in grado di aiutare gli operatori di soccorso durante le loro missioni: potranno monitorare il loro stato di salute e di affaticamento attraverso la registrazione di molti parametri fisiologici come il battito cardiaco, il ritmo della respirazione, la postura, ma anche la composizione di sudore e del sangue per valutare il livello di stress e la disidratazione. Tutto questo grazie a tecnologie innovative che permettono di integrare componenti elettronici, antenne e sensori direttamente nei tessuti e nelle fibre tessili.
Al progetto prendono parte 23 partner europei; coordinatrice di ProeTex è Annalisa Bonfiglio, giovane scienziata del Centro S3 di Modena e docente dell'Università di Cagliari. ''I sistemi indossabili che svilupperemo - spiega la ricercatrice - non si limitano a registrare dati fisiologici, ma gli strati esterni dei tessuti saranno in grado di monitorare anche le condizioni ambientali, ad esempio di rilevare la presenza di gas tossici, la temperatura esterna, e di comunicare continuamente con un centro ricevente che potrà seguire tutti gli operatori in azione e intervenire in caso di pericolo".
ProeTex, che avrà una durata di quattro anni e un finanziamento di 12 milioni di euro, è un progetto integrato nel quale confluiscono molte tecnologie diverse, portate dai 23 partner che vi partecipano. Tra questi vi sono sia centri di ricerca (come l'Università di Pisa), sia industrie tessili e biomedicali (dalla Diadora-Invicta, alla Philips Research che sviluppa tecnologie per la salute, e le italiane Smartex e Milior), sia utenti finali come il centro di ricerca della Protezione Civile italiana Eucentre e il corpo dei pompieri di Parigi, che indosseranno e testeranno i capi sviluppati da ProeTex.
''Il progetto - continua Annalisa Bonfiglio - è rivolto a vigili del fuoco e operatori della protezione civile, ma i risultati saranno applicabili in un futuro a campi più comuni come lo sport o la salute. E rappresenta un'occasione per sperimentare l'applicazione ai tessili di tecnologie avanzate nel campo dell'elettronica con materiali organici, ad esempio pellicole plastiche''. Oltre a guidare il progetto, Annalisa Bonfiglio, che nei laboratori del dipartimento di Ingegneria elettrica e elettronica dell'Univesità di Cagliari si occupa di dispositivi elettronici su materiali alternativi al silicio e con tecnologie a basso costo, svilupperà una delle linee di ricerca di ProeTex. ''Nei tempi compatibili con il progetto - spiega - realizzeremo sensori flessibili stampati su pellicole da inserite sui tessuti. Ma lavoreremo anche a un approccio più nuovo: creare componenti elettronici già in forma di fili, flessibili e resistenti. A questo punto, proprio come combinando fili di colore diverso si ottengono stoffe differenti, si potranno creare tessuti in grado di svolgere funzioni complesse a partire da singole fibre dotate di una di funzione. Si tratta di un obiettivo certamente più a lungo termine, ma estremamente stimolante''.
In pericolo il ghiacciaio più grande d'Europa
Si tratta dell'Altesch, in territorio svizzero, che in un solo anno ha arretrato il proprio fronte di ben 66 metri; per gli esperti è difficile prevedere la velocità del ritiro a causa del clima e delle piogge
Il ghiacciaio svizzero di Altesch, il più grande d'Europa, si è ritirato di 66 metri l'anno scorso a causa del surriscaldamento climatico, secondo uno studio reso noto nei giorni scorsi. Questo arretramento è il secondo più grande tra quelli osservati sui 91 ghiacciai studiati dalla commissione di glaciologia dell'Accademia svizzera di Scienze Naturali (SCNAT). Il fenomeno è conforme all'evoluzione osservata nel corso degli anni precedenti dovuta al riscaldamento del clima, ha indicato il professore Andreas Bauder, uno dei responsabili dello studio.
Ottantaquattro ghiacciai su 91 si sono ridotti l'anno scorso, e di questi solo 7 hanno conservato la stessa lunghezza. Lo scioglimento più spettacolare è stato registrato sul ghiacciaio di Trift, che si è ritirato di 216 metri. Questa rapida diminuzione si spiega col fatto che il ghiacciaio è circondato da un lago che ne accelera lo scioglimento. Ma adesso il ghiacciaio si trova ormai interamente fuori dal lago, cosa che dovrebbe rallentarne in futuro lo scioglimento, ha spiegato il professor Bauder.
E' difficile prevedere a che velocità lo scioglimento dei ghiacciai proseguirà negli anni a venire, dal momento che questo fenomeno non dipende solamente dal surriscaldamento climatico - relativamente prevedibile - ma anche dalle precipitazioni, molto più variabili, ha aggiunto il professore. La SCNAT ha anche studiato, oltre all'altezza dei ghiacciai, la variazione dello spessore di altre tre montagne di ghiaccio, Basodino, Gries e Silvretta, e ha stabilito che i ghiacciai in questione si sono ritirati in proporzioni che variano da 0,7 a 1,7 metri. Secondo uno studio pubblicato nel 2004 dall'Università di Zurigo, i ghiacciai svizzeri hanno perso quasi un quinto della loro superficie in cinque anni.
Curare le gengive malate riduce gli attacchi di cuore
La sperimentazione, guidata da una odontoiatra e da un cardiologo, è la prima ad utilizzare un modello di intervento terapeutico per studiare il legame fra malattie delle gengive e rischio cardiovascolare
Scienziati australiani hanno confermato l'esistenza di un legame inequivocabile fra gengive malate e malattie cardiache, dimostrando che un'adeguata terapia reduce il rischio di embolie, che portano ad attacchi cardiaci e ictus.
I ricercatori dell'ospedale odontoiatrico e dell'ospedale Royal North Shore di Sydney, in collaborazione con l'università di Oslo, hanno studiato i casi di 67 adulti le cui gengive erano talmente malridotte da richiedere la rimozione di tutti i denti.
Gli studiosi hanno eseguito analisi del sangue, prima del trattamento e di nuovo tre mesi dopo, e hanno trovato una riduzione dei fattori di rischio di embolie e nei segni di infiammazione, il che suggerisce una diminuzione significativa della probabilità di soffrire un infarto o un ictus.
I livelli di miglioramento erano maggiori fra i non fumatori che fra i fumatori. La sperimentazione, guidata dall'odontoiatra Barbara Taylor e dal cardiologo Geoffrey Taylor, è descritta nell'ultimo numero del Journal of Dental Research ed è la prima ad utilizzare un modello di intervento terapeutico per studiare il legame fra malattie delle gengive e rischio cardiovascolare. Le ricerche precedenti erano in gran parte basate su osservazioni.
Studi precedenti, spiegano gli autori, avevano segnalato che le persone con cattiva salute dentaria erano anche in cattive condizioni dal punto di vista cardiovascolare, ma non si potevano escludere altri fattori capaci di rendere la persona più suscettibile ad ambedue le infermità, come stress, fumo, povertà e quindi minore accesso a terapie.
Ridurre il rischio di malattie cardiovascolari - ha spiegato Taylor - è semplice quanto migliorare la cura quotidiana dei denti e delle gengive, oltre a smettere di fumare. ''La cosa importante - ha detto - è pulire accuratamente i denti, due volte o anche una volta al giorno, ma deve essere una pulizia accurata, con uno spazzolino morbido e usando il filo interdentale''.
Secondo i ricercatori, la sperimentazione conferma le opinioni mediche correnti, secondo cui l'arteriosclerosi sarebbe un disturbo infiammatorio. ''La nuova ricerca indica che l'infiammazione nella bocca ha un effetto misurabile nel flusso sanguigno, e quindi nel resto dell'organismo", hanno osservato. Gli studiosi hanno iniziato ora una nuova sperimentazione per determinare se anche le persone con affezioni meno gravi alle gengive, che non richiedono l'estrazione dei denti, possono ottenere benefici per il cuore attraverso terapie e educazione su come prevenire problemi alle gengive. Le malattie delle gengive rappresentano la più comune infezione cronica al mondo, che colpisce più della metà della popolazione. I sintomi includono gengive infiammate o sanguinanti, alito cattivo, gengive gonfie o recedenti e denti malfermi, che finiscono per cadere.
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Ossa fragili? La colpa è dell’alcol
Se le vostre ossa sono fragili e poco resistenti, dovete pendervela con l’alcol. Anzi, con il suo abuso quotidiano. Questa è la scoperta di un team di ricercatori del Nebraska, secondo cui bere sei o più drink al giorno provoca una debolezza delle ossa maggiore che negli astemi o in chi dell’alcol fa un uso moderato.
Il problema principale, sottolinea lo studio pubblicato sulla rivista “Alcoholism: Clinical and Experimental Research”, è che questa sostanza inibisce la formazione di nuovo tessuto osseo e, così facendo, provoca un assottigliamento delle ossa, che si logorano fino a rompersi.
Gli adulti subiscono un processo di rimodellamento osseo continuo, tra il lavoro degli osteoclasti (che “mangiano” porzioni vecchie di tessuto osseo) e quello degli osteoblasti (che creano nuove porzioni). Nei soggetti sani, il meccanismo è bilanciato. Al contrario, troppo alcol impedisce il lavoro degli osteoblasti, creando uno squilibrio all’interno della struttura. Ma, se l’eccesso è dannoso, bere con moderazione fa bene. Il consiglio, dicono gli esperti, è di evitare di bere quando si ha un osso fratturato. Così facendo, non si rischia di alterare il processo di ricomposizione.
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Più il cervello attivo, meno si rischia la demenza
“Se non lo usi lo perdi”. È il messaggio lanciato da un’équipe di scienziati australiani che ha condotto una ricerca sul ruolo che l’attività mentale riveste nel ridurre il rischio di demenza. I neuroscienziati dell’università del Nuovo Galles hanno passato in rassegna gli studi più autorevoli condotti in materia, concludendo che, nelle persone che esercitano il cervello in modo regolare, si riduce di quasi la metà la probabilità di soffrire di demenza.
Nella ricerca, pubblicata sulla rivista Psychological Medicine, sono state esaminate le conclusioni di 22 indagini, riguardanti oltre 29 mila persone in tutto il mondo, osservate per circa 7 anni. È stato analizzato, inoltre, il ruolo che svolgono i marker biografici di attività mentale (istruzione, occupazione e proseguimento dell’esercizio intellettuale fino all’età avanzata) nel prevenire il declino cerebrale.
La conclusione più inattesa dello studio è che le esperienze pregiudizievoli nella vita, come i bassi livelli educativi e le privazioni socioeconomiche, possono essere compensate con la pratica di esercizi mentali in età adulta. Come avviene con la forma fisica, che si può mantenere con l’attività e l’allenamento, cosi il cervello si mantiene sano con l’esercizio.
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Stress da lavoro, anticamera della sindrome metabolica
Stressati dal lavoro, attenzione: questo tipo di preoccupazione può essere l’anticamera di malattie cardiache e diabete. “Di tutte quelle patologie che vengono riunite sotto il nome di sindrome metabolica”, osservano gli epidemiologi dell’università di Londra sulla versione online del British Medical Journal. Maschi e femmine, però, non rischiano allo stesso modo. I primi, infatti, sono esposti a questo rischio due volte di più in confronto al gentil sesso.
Queste conclusioni, ennesima conferma del legame tra lo stress lavorativo e la sindrome metabolica, sono il risultato di uno studio condotto su 10.308 impiegati britannici, tra i 35 e i 55 anni, tenuti in osservazione per 10 anni. “Rischiano di più i gradi bassi nella scala gerarchica, a conferma che lo stress sul luogo di lavoro ha una sua origine anche nelle relazioni sociali”, avvertono gli scienziati, “e non è solo colpa degli stili di vita poco sani di chi è stressato. Forse la prolungata esposizione allo stress incide anche sul sistema nervoso, alterando gli equilibri biologici dell'organismo e rendendolo più vulnerabile alla sindrome metabolica”.
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Lo stress infantile facilita la comparsa di diabete e obesità
L’allontanamento del neonato dalla mamma e dal seno materno, e le esperienze di dolore fisico, sono traumi che, se vissuti quando si è ancora in culla, possono gettare le basi per l'insorgenza di disturbi metabolici come il diabete e l'obesità nell'età adulta.
A scoprire che tali patologie non dipendono solo da fattori genetici o da comportamenti alimentari, e che un peso fondamentale è giocato proprio dalla componente cerebrale sin dalla più tenera età, è stato un team di ricercatori italiani (delle università di Sassari, Cattolica di Roma, Bologna, Istituto Superiore di Sanità ed ospedale di Pistoia) con uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Pediatric Research. La ricerca dimostra per la prima volta come il diabete alimentare (di cui soffrono 2 milioni d'italiani) e l’obesità (da cui è affetto il 9% della popolazione) potrebbero dipendere non solo dal malfunzionamento del pancreas, ma essere in stretta relazione con stimoli sul sistema nervoso.
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Contro l’ictus, frutta o verdura tre volte al giorno
Frutta e verdura sono un’ottima arma di difesa contro l’ictus. Lo dimostra uno studio di Feng He della St. George’s University di Londra, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The Lancet. I ricercatori hanno provato che mangiando tre porzioni di frutta o verdura al giorno, il rischio di ictus si riduce dell’11%, e addirittura del 26%, quando le razioni salgono a quota cinque.
Alcuni studi avevano già evidenziato il possibile ruolo protettivo di questi alimenti, anche contro altri tipi di malattie. Ma ora è toccato agli esperti inglesi sentenziarlo in modo definitivo. I ricercatori hanno passato in rassegna una vasta mole di dati raccolta da 8 precedenti ricerche, in tutto osservando 257.551 individui, di cui 4917 avevano avuto un ictus. Le conclusioni? L'incidenza di questo evento vascolare ai danni del cervello è più alta tra quanti non consumano frutta e verdura o ne consumano meno di 3 porzioni al giorno.
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Presto anche in Italia l'insulina spray
La nuova e più pratica forma di somministrazione che sostituisce l'iniezione è stata per il momento approvata solo in Usa dall'ente federale che controlla i farmaci e gli alimenti
La Food and Drug Administration americana ha dato luce verde a una forma di insulina in polvere spray per diabetici in alternativa alle iniezioni. Il farmaco, che sarà immesso sul mercato Usa con il nome di Exubera, è prodotto dalla Pfizer. Gli analisti del mercato farmaceutico prevedono vendite pari a un miliardo di dollari all'anno. Lo spray è la prima forma alternativa alle iniezioni di somministrazione dell'insulina da quando l'uso dell'ormone per tenere a bada il diabete è stato scoperto negli anni Venti.
L'uso del farmaco per inalazione non sostituirà il bisogno di iniettare occasionalmente l'ormone, secondo la Fda. I diabetici dovranno inoltre continuare a testare il livello di zucchero nel sangue attraverso una puntura del dito. La decisione su Exubera era stata ritardata di tre mesi dalla agenzia americana per revisionare dati chimici sulla cura del diabete. Anche la Commissione Europea ha dato a sua volta luce verde.
''L'insulina da inalare segna una vera svolta per i diabetici". A dirlo è il presidente dell'Associazione Medici Diabetologi, Umberto Valentini, direttore dell'Unità Operativa Diabetologia e Malattie del Metabolismo degli Spedali Civili di Brescia. ''In Italia arriverà nel giro di un anno - prosegue - e certamente cambierà la vita dei pazienti. Si tratta infatti della prima alternativa alla via iniettiva da quando l'insulina è stata introdotta sul mercato negli anni '30''. Numerosi, spiega Valentini, sono stati i tentativi per trovare vie di somministrazione per escludere l'ago della siringa che da sempre accompagna i diabetici, ma tutti sino ad oggi fallimentari.
''In media un diabetico deve assumere insulina per iniezione 4 volte al giorno e anche se le 'penne con cartucce' sono pratiche, c'è sempre l'ago da cambiare e l'iniezione va fatta sulla pancia o al massimo sulla coscia - precisa l'esperto - lo spray è dunque un sistema molto innovativo.
Oggi il nuovo prodotto occupa uno spazio maggiore rispetto agli spray per asmatici (circa quello di due pacchetti di sigarette), ma in futuro l'erogatore sarà più piccolo". Potrà lo spray soppiantare completamente l'ago? ''Per alcuni pazienti già da subito - dice Valentini - anche se la quantità di insulina da inalare (che viene assorbita a livello dei polmoni) è maggiore in rapporto di 10 a 1 rispetto alle iniezioni, le somministrazioni nel corso della giornata resteranno le stesse anche con lo spray''. In alcuni casi le iniezioni sostituiranno la siringa solo parzialmente, pur sempre con enormi vantaggi. ''Esistono diversi tipi di insulina - spiega lo specialista - ad azione rapida e immediata a più ritardata. Il nuovo farmaco corrisponde al primo tipo ed è ottimale per la somministrazione prima dei pasti o su necessità''.
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La Russia vuole sfruttare l'energia presente sulla Luna
Mosca sta elaborando un ambizioso progetto spaziale che punta a vincere la corsa verso l'energia del futuro mediante lo sfruttamento dell'Elio-3 presente sul nostro satellite
Non basta essere il maggior produttore mondiale di gas naturale e il secondo paese dopo l'Arabia Saudita per estrazione di petrolio: nella sua ansia di accreditarsi come polo energetico mondiale, la Russia punta ora alla Luna, e vuole installarvi entro il 2015 una stazione permanente. L'idea, alla quale peraltro stanno lavorando anche gli americani, è quella di sfruttare un isotopo del quale il satellite è ricchissimo, l'elio 3: stabile, a differenza degli isotopi di quel gas reperibili sulla Terra, e quindi utilizzabile in combinazione con il deuterio - presente in grandi quantità sul nostro pianeta - per ottenere potenti reazioni termonucleari.
''Entro il 2015 - ha annunciato un ottimista Nikolai Sebastianov, capo dell'ente Energhia che produce le navicelle spaziali russe - vogliamo costruire una stazione lunare permanente, ed entro il 2020 cominciare ad estrarre l'elio 3''. Sebastianov non ha dubbi: quel gas, visibile nello spettro solare, è l'energia del futuro, ''e sulla Luna ce ne sono milioni di tonnellate, portate nel corso degli anni dal vento solare. Ne bastano 100 tonnellate l'anno per soddisfare tutti i bisogni energetici del mondo". Gli fa eco il fisico Erik Galimov dell'Accademia delle scienze russe: ''Chi per primo si prenderà la Luna, vincerà la corsa per la futura leadership globale. La nostra industria spaziale è in salute, è in grado di farlo".
Presi dal loro sogno "scientifico-energocratico", i due esperti non accennano a dove reperire la straordinaria mole di finanziamenti necessari per l'ambizioso obiettivo: gli Stati Uniti, che usano fare i conti prima di intraprendere progetti, hanno già valutato in 100 miliardi di dollari il peso dei primi investimenti. Sebastianov comunque dà atto delle difficoltà che potrà incontrare il piano russo: ''Per ottenere una tonnellata di elio 3, sarà necessario scavare su una superficie di 20.000 chilometri quadrati a tre metri di profondità ''.
Ma ha già pronto un elenco delle risorse necessarie: ''Naturalmente dovremo prima fare esplorazioni per identificare i giacimenti più utili, e dovremo costruire dei robot per i lavori esterni. Avremo ovviamente bisogno di una base per il personale, che dovrà essere formato in modo molto speciale, e di un impianto per rendere liquido l'isotopo, in modo da poterlo caricare sulle navicelle e portarlo sulla Terra". La navicella, afferma, ci sarebbe già: è la Klipper, presentata all'ultimo salone aeronautico 'Maks 2005', in grado di trasportare mezza tonnellata di materiale. E i progetti per la stazione, per la fabbrica e per lo stoccaggio sono già chiari nelle menti degli scienziati russi, che ne hanno anche fornito precisi schizzi: una serie di palloni di varie dimensioni incolonnati sarebbero le zone di raccolta e gassificazione, una sorta di palazzetto a più piani sarebbe la base per gli ''operai superqualificati".
Questi ultimi però potrebbero non essere facili da reperire, stando a un sondaggio condotto dal quotidiano Komsomolskaia Pravda: alla domanda ''vorreste lavorare sulla Luna?'' il 61% per cento degli interpellati ha risposto ''preferirei che ci andasse a lavorare il nostro governo", il 20% ha ribattuto che desidera lavorare ''il più vicino possibile a casa", il 12% ha risposto ''sì, ma solo a patto di fare tantissimi soldi e avere una abitazione lunare extra-lusso". Solo il 7%, patriotticamente, è disposto ad andare ''senza condizioni, purche' si arrivi prima degli americani".
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Attenzione alle padelle con il teflon, c'è il rischio di cancro
La sostanza, impiegata non solo nelle pentole, ma in migliaia di prodotti e utensili sarà messa al bando dai produttori entro il 2015 perchè sospettata di provocare tumori
E' stato il soprannome di un presidente americano (Ronald Reagan) e di un padrino della mafia (John Gotti) entrambi personaggi a cui nessuna accusa restava attaccata: ma l'attacco rivolto adesso al Teflon, il composto chimico usato nelle padelle anti-aderenti e in migliaia di altri prodotti e utensili dall'aerospazio all'elettronica, rischia di provocare una rivoluzione, e non solo in cucina. In una inconsueta azione su un prodotto di uso comune in ogni famiglia, l'EPA (Enviromental Protection Agency, l'Agenzia federale Usa la Protezione dell'Ambiente) ha chiesto alle aziende che producono o applicano l'acido perfluoroctanoico (o Pfoa, questo il nome scientifico del composto chimico derivato dal fluoro) di metterne al bando le emissioni nell'atmosfera. L'azione richiesta dall'Epa è solo volontaria, ma è raro che il governo americano chieda uno sforzo collettivo così vasto su un prodotto industriale le cui applicazioni hanno un giro di affari di miliardi di dollari, dalle pentole all'industria aerospaziale, il settore tessile, le valvole cardiache, l'elettronica, le scatole della pizza, le buste dei pop-corn per forno a micro-onde. Presente, secondo alcuni studi, nel sangue del 95 per cento degli americani, il Teflon è una polvere bianca, derivata dal fluoro, che galleggia sull'acqua, non può essere sciolta da alcun solvente ed è resistente a qualsiasi sostanza chimica. Per le sue caratteristiche - non conduce elettricità, non è infiammabile e resiste al calore di 300 gradi centrigradi - viene utilizzato in diversi campi. Un nuovo impiego è nel campo dell'abbigliamento: le fibre, impregnate di Teflon, diventano infatti completamente impermeabili e resistono a usura e macchie.
Le otto aziende che usano il Teflon hanno fatto buon viso a cattivo gioco e hanno accettanto di eliminarlo dalla catena di montaggio per il 95 per cento nei prossimi quattro anni e per il cento per cento nel 2015, non solo negli Usa ma in tutte le loro operazioni internazionali.
La storica DuPont, responsabile mezzo secolo fa dell'invenzione e la commercializzazione del Teflon ma che in dicembre aveva accettato di pagare una multa da 16 milioni di dollari per aver nascosto dati sulla tossicità del Pfoa per oltre vent'anni (l'anno scorso un'altra condanna a 85 milioni di dollari era arrivata per aver contaminato le risorse idriche della valle del fiume Ohio) si è impegnata subito a rispettare la scadenza. Altre sette aziende sono coinvolte negli Usa: tra queste la 3M, la Ciba Specialty Chemicals e la Solvay Solexis.
Non è da oggi che il Teflon è accusato di essere nocivo alla salute: test di laboratrio su animali esposti ad alte dosi hanno mostrato casi di cancro al fegato, peso ridotto alla nascita, problemi al sistema immunitario e allo sviluppo. Sugli esseri umani gli effetti di dosaggi minori non sono noti, ma è accertato che il Pfoa viene trasmesso dalla madre al feto.
''Dati scientifici sul Pfoa continuano ad arrivare, ma la preoccupazione è tra noi. Agire adesso per minimizzare il rischio è la cosa giusta da fare, per la salute e per l'ambiente'', ha detto Susan Hazen, numero due dell'Epa. Il piano dell'agenzia per l'ambiente è il più aggressivo contro un prodotto industriale in oltre 15 anni, da quando la stessa Epa mise al bando l'amianto. Non è come quando nel 1972 l'agenzia per l'ambiente mise fuori-legge il Ddt, ma gli ambientalisti, che da anni conducevano la crociata anti-Teflon, hanno applaudito all'iniziativa. '
'Con questo annuncio l'Epa sfida un'intera industria a sbagliare dal lato della prudenza e della salute del pubblico e inventare nuove strade per fare affari", ha detto Ken Cook, presidente dell'Envoronmental Working Group, mettendo in chiaro tuttavia che quello annunciato è ''un accordo, non è un bando" |
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Dopo l'ibernazione di maiali, imminenti i test sull'uomo
La tecnica, messa a punto da un gruppo di ricercatori americani, potrebbe essere utilizzata per interventi chirurgici su pazienti che hanno perso molto sangue
Dopo aver per 200 volte ibernato e riportato in vita dei maialini con successo nel 90% dei casi, un'equipe di esperti del Massachusetts General Hospital di Boston ha annunciato imminenti i primi test su pazienti gravissimi.
Secondo quanto dichiarato alla rivista New Scientist dal chirurgo che dirige l'equipe statunitense, Hasan Alam, l'idea è quella di arrivare un giorno ad operare pazienti in condizioni critiche, che hanno perso molto sangue e rischiano di morire, eseguendo l'intervento sul loro corpo ibernato. Questi pazienti si potrebbero salvare tenendoli, per tutte le ore necessarie all'intervento, in bilico tra la vita e la morte in uno stato di 'non vità indotto portando il loro organismo a basse temperature.
Ciò per abbassare il bisogno di ossigeno da parte del corpo, offrendo al chirurgo il tempo di riparare le ferite. L'esperto potrebbe iniziare tra 18-24 mesi gli studi clinici in collaborazione con un altro pioniere della tecnica, Patrick Kochanek del Safar Center for Resuscitation Research alla University of Pittsburgh School of Medicine, che lo scorso giugno ha annunciato di aver ibernato dei cani. La tecnica di ibernazione testata sui maiali dall'equipe di Boston prende spunto dai metodi oggi usati in chirurgia dei trapianti per preservare gli organi in attesa di impiantarli nel paziente che ne ha bisogno. Quando un individuo giunge in condizioni critiche in ospedale ed ha perso molto sangue, la sua vita è appesa a pochi minuti, ha spiegato Alam.
Infatti il cervello senza ossigeno a sufficienza, come avviene in condizioni di gravi emorragie, comincia a deperire nel giro di cinque minuti, mentre il cuore può resistere un po' di più, qualcosa come 20 minuti. Anche se miracolosamente i chirurghi riuscissero ad operare e chiudere le ferite in un lasso di tempo così ridotto, ha osservato Alam, le probabilità che la persona torni cosciente alla fine dell'intervento sono minime. Ibernare il paziente potrebbe essere l'escamotage per guadagnare tempo ed operarlo prima di riportarlo "in vita". Infatti abbassando la temperatura, il corpo diminuisce la sua dipendenza dall'ossigeno perché tutti i processi metabolici si arrestano temporaneamente o rallentano al massimo. Gli esperimenti di ibernazione sui maiali, ha riferito Alam, danno la speranza che questa pratica entri nelle sale operatorie. Con i maiali i chirurghi hanno simulato un paziente in condizioni critiche, recidendo loro un importante vaso sanguigno e facendogli perdere una cospicua quantità di sangue.
Poi i chirurghi hanno raccolto il sangue che rimaneva nel corpo dell'animale e lo hanno sostituito con un fluido di raffreddamento a 2 gradi centigradi, di quelli usati per la conservazione degli organi in attesa di essere trapiantati, ovvero un cocktail di sostanze nutritive e protettive dai radicali liberi. In 20 minuti la temperatura del corpo dei maiali è scesa da 37 a 10 gradi. Per simulare il tempo necessario all'intervento i chirurghi hanno tenuto fino a quasi due ore i maialini in uno stato di ibernazione in cui gli animali sembravano come morti, per poi riportarli in vita aumentando lentamente la loro temperatura corporea con infusione del loro sangue precedentemente riscaldato. La "formula magica" dell'ibernazione consiste nel raffreddare il corpo il più rapidamente possibile (2 gradi al minuto), e riscaldandolo lentamente (mezzo grado al minuto). Il prossimo passo, ha detto Alam, è testare la tecnica su pazienti giunti in ospedale con bassissima probabilità di sopravvivenza. Il problema principale ora riguarda le questioni etiche, ha detto Alam, perché bisognerebbe ottenere il consenso informato da questi soggetti. ''Ma non puoi certo sederti a tavolino con loro - ha concluso Alam - e dialogarci sulla possibilità di arruolarli in una sperimentazione clinica". Alam sta dunque pensando di organizzare il modo di ottenere un consenso informato come quello che ormai in molti paesi è chiesto per la donazione degli organi.
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Fisica, Tecnologia, Economia e le loro interazioni
L'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha appena pubblicato una raccolta di articoli apparsi sul Sole 24 Ore nel 2005 per celebrare l'Anno Mondiale della Fisica
Argomenti alla frontiera della conoscenza delle interazioni fondamentali della materia, collegatii alle tecnologie che ne derivano e al loro possibile impatto economico. Questi i temi di una serie di articoli della giornalista scientifica Elisabetta Durante apparsi su "Il Sole 24 Ore @lfa" ed ora raccolti in un volumetto che - come suggerisce il titolo "Fisica, Tecnologia, Economia" - affronta per la prima volta un tema di grande attualità: partendo dalle maggiori sfide scientifiche e tecnologiche di oggi, cerca infatti di far luce sulle ricadute applicative e sui risultati di interesse economico, sociale e industriale che da queste ricerche di base derivano.
Su questi argomenti si sono inoltre espressi scienziati come Carlo Rubbia, Gabriele Veneziano, Luciano Maiani, Roberto Petronzio, Ettore Fiorini e molti altri. La fisica ha da tempo scoperto tutte le cose facili: le restano ora solo le cose difficili. Cose che appartengono ad un nuovo discovery game, in cui le dimensioni del microcosmo e del macrocosmo si saldano tra loro, e la ricerca sulle particelle elementari serve a far luce sugli sconfinati scenari dell’Universo. Per affrontare le complesse sfide di oggi, i fisici hanno bisogno di stabilire alleanze con altre discipline, progettare esperimenti sofisticati, costruire strumenti di straordinaria potenza, sviluppare tecnologie molto spinte.
Il loro obiettivo è quello di conoscere sempre meglio la natura e penetrare sempre più a fondo nei suoi segreti. Ma non è tutto qui: dalle loro ricerche è scaturita infatti una lunga serie di vantaggi e benefici per il nostro vivere quotidiano, spesso di enorme valore. Eppure pochi lo sanno.
Ecco, questo è un tentativo di colmare un vuoto d’informazione sulle ricadute applicative della fisica moderna e su quel business climate che può nascere intorno ai grandi laboratori di fisica: naturalmente, si tratta solo di esempi, della punta dell’iceberg. Del resto, sarebbe impossibile rendere in poco spazio il potenziale applicativo che la fisica ha oggi e avrà certamente domani.
Sappiamo che nuovi risultati sono già dietro la porta; e, sebbene sia difficile vederne l’orizzonte restitutivo, sappiamo che non ci resteranno per sempre. Cento anni fa, nella primavera del 1905 - definito poi Annus mirabilis - Albert Einstein formulò quella teoria della "Relatività ristretta" che, con la successiva "Relatività generale", innescò una vera rivoluzione nella nostra cultura scientifica e nella nostra vita di tutti i giorni.
Di questo dovremmo ricordarci quando usiamo lettori di Dvd, fotografiamo con una camera digitale, fotocopiamo un documento, forniamo energia alle nostre case con celle solari, navighiamo per mare o per aria con un dispositivo Gps, passiamo attraverso una porta automatica, e in mille altre occasioni.
Fino a che punto Einstein era conscio che i suoi studi avrebbero aperto la strada a sviluppi tecnologici e applicativi tanto importanti? Difficile dirlo. Anche oggi è difficile dire se i fisici siano consapevoli del potenziale che spesso si cela dietro i loro risultati di ricerca.
Certo i fisici sono usciti dallo splendido isolamento in cui hanno a lungo vissuto, chiusi nei loro laboratori: la collaborazione, sempre più stretta, con l’industria, la necessità di gestire imprese scientifiche di dimensioni internazionali e di reperire adeguate risorse economiche, richiede considerevoli capacità organizzative e manageriali.
Questi i temi trattati nei capitoli del libro: Il bene prezioso della Radioattività (Dai laboratori underground alle nuove tecniche di analisi dei materiali); L’energia delle stelle e i futuri progetti; Teoria e pratica di un’equazione rivoluzionaria; Gli acceleratori di particelle e i nuovi, potenti strumenti di lotta al cancro); I Raggi Cosmici illuminano la relazione tra l’Universo e la Terra; Dall’evoluzione del Cosmo alla previsione dei terremoti; Microcosmo e Macrocosmo a confronto; Antimateria nello spazio, antimateria per l’uomo; Un infinitesimo tassello per una nuova fisica; Dalla ricerca sul bosone di Higgs nasce il web del futuro; Le corde vibranti e l’inizio del Tempo; Dalle sfide della fisica moderna alla tecnologia del Supercalcolo; LHC, signore degli anelli, Un progetto da record, nel quale ricerca e impresa sfondano insieme le frontiere della tecnologia.
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I pescatori giapponesi contro l'invasione delle meduse giganti
Sono preoccupati per l'enorme quantità di questi organismi marini che dal 2005 stanno popolando le acque del Mar del Giappone e che ostacolano le attività di pesca
Pescatori giapponesi si sono riuniti a convegno a Tokyo per trovare espedienti utili nella lotta contro l'ancora misterioso fenomeno dell'invasione di meduse giganti, fino a due metri di lunghezza e dal peso di oltre due quintali, nelle acque del Mar del Giappone, tra l'arcipelago e la penisola coreana. ''Siamo in presenza di una vera invasione di 'extraterrestri' nelle acque marine. Le meduse giganti sono un ostacolo sempre più grave alla quotidiana attività di pesca", hanno denunciato i convegnisti.
Lo sconcertante fenomeno dei variopinti "mostri", battezzati con il termine scientifico di Echizen kurage e note anche come meduse Nomura, si è materializzato nel luglio 2005 e ora sta facendo capolino anche nelle acque delle coste sul versante dell'Oceano Pacifico. Le squadre di meduse giganti intasano le reti da pesca gettate in mare togliendo spazio alla cattura dei pesci. '' E i pochi pesci che si riescono a catturare finiscono per essere o avvelenati dalle meduse giganti o schiacciati sotto il loro peso tanto da non poter essere commercializzati" hanno ricordato i pescatori. Tra le proposte avanzate, c'è l'impiego di reti di indirizzamento a maglie molto più larghe: le meduse giganti vi vengono spinte dentro dalle correnti marine, mentre i pesci si accorgono di queste reti inusuali e le evitano, finendo poi nelle vicine reti di cattura. ''Con questo sistema - hanno riferito gli inventori - si riesce a tornare a livelli di cattura intorno all'80-90% del periodo precedente a quello dell'arrivo degli extraterrestri marini". Un'altra idea, avanzata dal ministero dell'agricoltura e della pesca è un sistema di allarme sugli spostamenti delle meduse giganti in modo da rendere possibile la loro cattura o dispersione prima delle attività di pesca. C'è stato anche chi ha proposto di utilizzare le meduse catturate a scopi commestibili. Le cause della comparsa di questi mostri marini lungo le coste del Giappone sono ancora ignote.
C'è chi ritiene sia dovuta all'effetto-serra, con l'innalzamento della temperatura media delle acque marine e chi parla invece di un'invasione dalle coste della penisola coreana e della Cina. Le meduse giganti non dispongono di una quantità di veleno in grado di danneggiare gli esseri umani, ma i pescatori sono comunque costretti a indossare materiale protettivo per difendersi dalle loro punture quando tentano di catturarle o disperderle.
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Gli atleti della domenica rischiano la ‘sindrome da weekend’
È appena arrivata dagli Usa e già ne soffre un italiano su dieci. È la cosiddetta sindrome da weekend. Colpisce soprattutto manager, professionisti, intellettuali, insegnanti, per la maggior parte giovani, e non fa differenze di genere (maschi e femmine ne soffrono in ugual misura). Insomma, le sue “vittime” sono uomini e donne che, dal lunedì al venerdì, corrono e sudano inseguendo la carriera. Il sabato e la domenica, invece, si trasferiscono su strade, campetti e palestre alla rincorsa della forma fisica perfetta. Salvo poi ottenere in breve tempo soltanto strappi, lussazioni, tendiniti e menischi rovinati.
Lo sport praticato in maniera scriteriata, dunque, è pericoloso. Lo conferma il recente congresso della Società italiana di reumatologia: “Dietro a quelli che adesso sembrano solo piccoli inconvenienti fisici, si nascondono problemi ben più grandi”, avverte Leonardo Punzi, direttore dell’unità di reumatologia all’università di Padova. “Di sicuro, sono l’anticamera dell’artrosi. Altri 15 anni e avremo 20 milioni di persone affette da questo problema. In pratica ne soffrirà un italiano su cinque”. A discapito dei conti pubblici, perché se oggi il costo sociale di questa malattia è di 6,5 miliardi di euro, tra quindici anni lieviterà a 25 (l’equivalente di una manovra finanziaria).
E non è finita. I reumatologi sottolineano come sia un luogo comune considerare l’artrosi un patologia esclusiva degli anziani: oltre all’avanzare dell’età, infatti, è figlia di traumi ripetuti. Allora, quali sono gli accorgimenti da prendere? “Prima di tutto, non bisogna limitarsi a fare attività fisica soltanto nel fine settimana”, hanno spiegato nel corso del congresso le dottoresse Silvia Adami e Lisa Maria Bombardieri. “Quindi, non esagerare con le discipline che più espongono ai traumi come il calcetto: potendo scegliere, meglio andare in piscina, marciare e pedalare”. Infine, tenere sempre conto dell’importanza della diagnosi precoce, soprattutto quando si avvertono doloretti e disturbi vari alle articolazioni.
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Con il mirtillo, denti bianchi e senza carie
Il mirtillo non fa bene solo alla vista, ma a quanto pare è un vero toccasana anche per i denti, molto più di dentifrici e colluttori dalle caratteristiche miracolose. Secondo un recente studio dell'university of Rochester medical center, infatti, alcuni composti (dalle proprietà antibatteriche) presenti in questa pianta, sembrano avere grande efficacia nel proteggere i denti dalla carie evitando l'insorgenza della placca.
Non è ancora chiaro come agiscano esattamente questi enzimi anticarie, ma i ricercatori stanno già studiando il modo di aggiungere al dentifricio un concentrato di mirtillo in grado di mantenere intatte queste capacità.
Attenzione, però, avvertono gli esperti: le benefiche proprietà della pianta nei confronti dei denti non devono essere estese anche a dolci o marmellate, che sono ricchi di zucchero, il nemico numero uno della salute dentale.
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Le allergie non sono solo un problema estivo
Le allergie arrivano con la primavera. Ecco un altro luogo comune che viene sfatato. Il servizio di allergologia e immunologia clinica della Fondazione Maugeri di Pavia ha constatato, infatti, che questi disturbi non vanno in letargo neanche durante la stagione fredda. Fioriture precoci, acari e pelo di gatto possono provocare fastidi simili a quelli sofferti in primavera dai soggetti intolleranti a pollini o erbe che fioriscono in quel periodo. “Gli ambienti chiusi favoriscono le concentrazioni degli allergeni e le riacutizzazioni delle forme perenni”, spiegano gli esperti della Fondazione.
Mai come durante questa stagione è importante, quindi, prendere provvedimenti igienici rigorosi, soprattutto nelle camere da letto (lavare la biancheria a 55°, usare fodere antiacaro, pulire con aspirapolveri dotati di filtri appositi). Ma non sempre queste precauzioni bastano a evitare che si manifestino fastidiose secrezioni nasali, starnuti e tosse secca che, allora, vanno trattate con vaccini antiallergici o con farmaci antistaminici.
Ma le allergie invernali non sono solo queste. Mancano all’appello quelle provocate dai pollini di alberi o di erbe che fioriscono in questo periodo. Betulla, nocciolo, ontano e cipresso scatenano forme di intolleranza insidiose in quanto possono essere confuse con banali raffreddori e, come tali, non essere curati in modo adeguato. Fondamentale, quindi, una diagnosi basata su un insieme di esami strumentali, mirati ad accertare le cause dell'allergia e a valutare lo stato funzionale degli apparati colpiti. Infine, un'attenzione particolare va dedicata ai peli di gatto, che possono scatenare raffreddore o crisi asmatiche improvvise, anche in un ambiente in cui l'animale sia stato allontanato.
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Sì alle terapie alternative anti-tumore, ma a patto di essere informati
In Italia più di otto persone su dieci malate di cancro ricorrono a terapie complementari alla medicina convenzionale per poter alleviare gli effetti indesiderati dei trattamenti antitumorali: nausea, dolore, stanchezza. A fornire questi dati, uno studio internazionale pubblicato su Annals of oncology e condotto dall'università di Manchester. Alla luce di questa indagine, l'Istituto superiore di Sanità e l'Associazione italiana malati di cancro, parenti e amici (Aimac) hanno presentano il libretto “Tumori: i trattamenti non convenzionali. Dubbi e risposte possibili”. Infatti, secondo gli esperti dell’Iss, l’uso crescente di trattamenti complementari a quelli antitumorali proposti dalla medicina tradizionale, rende urgente la necessità di fornire informazioni semplici, chiare e documentate dal punto di vista scientifico.
Il vademecum è diviso in 8 capitoli e propone l’ampio panorama delle diverse tipologie d'intervento dei trattamenti non convenzionali, suddivisi in tre gruppi: quelli di supporto basati su un approccio psicologico, le manipolazioni e i metodi biologici. Ci sono poi le domande giuste, “per capire e farsi capire”, da porre al professionista presso cui si intende seguire il metodo non convenzionale. L’ultima parte, invece, è dedicata alle fonti di informazione: Internet, libri e riviste. Una sezione ricca di consigli preziosi su dove documentarsi e su cosa è necessario sapere quando si naviga in un sito o quando si effettua una ricerca. Perché il timore degli specialisti sta nel fatto che spesso le cure alternative avvengono senza che il proprio medico ne sia al corrente, mentre è importante conoscere le possibili conseguenze dell’interferenza tra farmaci, che possono essere a volte molto negative. E il progetto in questione vuole, appunto, diffondere presso i pazienti oncologici e i loro cari, informazioni sugli studi clinici e sui trattamenti complementari, secondo quanto stabilito dal Parlamento europeo, dall'Organizzazione mondiale della Sanità e dalla Federazione degli ordini dei medici.
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